Manuela Di Vietri

A Venezia dal 12 aprile al 10 settembre 2017 in mostra 100 immagini di LaChapelle

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Una grande mostra presenta oltre 100 immagini che ripercorrono, dagli anni novanta a oggi, la carriera di uno dei più importanti e dissacranti fotografi contemporanei

Per la prima volta al mondo, sarà esposta la serie New World: 11 opere che che ruotano attorno a temi come il paradiso e le rappresentazioni della gioia, della natura, dell’anima.

Casa dei Tre Oci di Venezia si appresta ad accogliere, dal 12 aprile al 10 settembre 2017, l’universo surreale, barocco e pop di David LaCha- pelle, uno dei più importanti e dissacranti fotografi contemporanei.

L’esposizione, curata da Reiner Opoku e Denis Curti, organizzata da Fondazione di Venezia e Civita Tre Venezia, presenterà oltre 100 immagini che ripercorrono la carriera dell’artista statunitense, dai primi progetti in bianco e nero degli anni novanta no ai lavori, solo a colori, più recenti, opere divenute in gran parte iconiche e che gli hanno garantito un riconoscimento internazionale da parte di critica e pubblico.

Come grande novità, la rassegna, prima monogra ca di LaChapelle a Venezia, propone l’anteprima mondiale di New World, una nuova serie realizzata negli ultimi 4 anni. Sono 11 fotogra e che segnano il ritorno alla gura umana e che ruotano attorno a temi come il paradiso e le rap- presentazioni della gioia, della natura, dell’anima.

“Siamo lieti di portare e ospitare a Venezia un artista della fotogra a riconosciuto nel mondo – dichiara Giampietro Brunello, presidente della Fondazione di Venezia – . La ricchezza e l’originalità dell’esposizione delle opere di David LaChapelle testimoniano l’elevata qualità dell’offerta cul- turale della Casa dei Tre Oci. Con questa iniziativa, come già accaduto in occasione di altre mostre, la Casa dei Tre Oci conferma il suo ruolo di spazio di ri essione, approfondimento e valorizzazione dedicato all’arte contemporanea e, in particolare alla fotogra a, e di luogo di produzione culturale del e per il territorio veneziano”.

Osservando il percorso compiuto da LaChapelle negli ultimi 30 anni, si scopre come la sua fotografia si nutra da una parte del rapporto privilegiato con le riviste e la pubblicità, dove le icone della moda e dello star system agiscono come materia grezza per l’ispirazione, dall’altra parte della pratica creativa di esprimere la propria visione del mondo per immagini, influenzata senza dubbio dalla generazione di giovani artisti a lui coetanei, formata da Andy Warhol.

“Dalle viscere più profonde del complesso sistema della comunicazione, dell’advertising e dello star system – afferma Denis Curti, LaChapelle inizia a considerare l’”icona” il seme vero di uno stile che si fa ricerca e contenuto; nella Pop Art, trova l’ispirazione per ri ettere sull’in nita riproducibilità dell’immagine; nel fashion e nel merchandising l’eccesso di realismo e merci cazione che, appunto, si converte in sogno”.

Il percorso espositivo prende avvio dagli anni novanta, quando Andy Warhol gli offre il suo primo incarico professionale fotogra co per la rivista Interview. È in quel periodo che LaChapelle ri ette sulle possibilità comu- nicative e divulgative dell’editoria, incredibilmente legate alla Pop Art.

Le sue fotogra e denunciano le ossessioni contemporanee, il rapporto con il piacere, col benessere, con il super uo e con una sfrenata esigenza di apparire. Il tutto ammantato da colori elettrici e super ci laccate, e caratterizzato dalla presenza ricorrente di un nudo sfacciato e aggressivo. I soggetti sono le celebrità, da Michael Jackson a Hillary Clinton, da Muham- mad Ali a Jeff Koons, da Madonna a Uma Thurman, da Andy Warhol a David Bowie, le cui immagini sono utilizzate come merce prodotta in serie, con- sapevolmente sacri cata sull’altare del sistema fondato sull’icona. Il punto di svolta che segna il passaggio a una nuova fase della sua ricerca della sua evoluzione artistica è il viaggio a Roma del 2006. È in quest’oc- casione che, visitando la Cappella Sistina, rimane folgorato dagli affre- schi di Michelangelo e dai fasti del potere religioso, che lo condussero ad abbracciare la monumentalità e la grandiosità del Rinascimento italiano. Proprio il Diluvio universale di Michelangelo gli suggerì la creazione di The Deluge (Il Diluvio), in cui i rimandi al capolavoro michelangiolesco si mescolano ai marchi della società consumistica e alla bellezza osten- tata dei corpi nudi.

La mostra prosegue con After the Deluge, fotogra e che mostrano una realtà in cui tutti gli oggetti e i simboli del mondo attuale vengono som- mersi e Awakened, in cui ritrae persone immerse in acqua in uno stato embrionale: una sorta di resurrezione dopo il diluvio.

Dopo il 2006 LaChapelle inizia a lavorare per serie fotogra che. Benché nascano autonomamente, ciascuna di esse si lega all’altra con una evi- dente coerenza, in un sottile equilibrio tra sacro e sacrilego, alternando soggetti differenti sul tema condiviso della Vanitas. Infatti, se in Earth Laughs in Flowers questo motivo è trattato attraverso la bellezza dei ori appassiti, in Still Life viene rappresentato da una serie di statue di cera distrutte dai vandali che riproducono le sembianze di alcune stelle hollywoodiane.

Nel corso della sua carriera, l’artista statunitense non ha certo trascu- rato il confronto con la fotogra a di paesaggio, che diventa un suo ambito artistico a partire dal 2013. A Venezia saranno esposte alcune fotogra- e appartenenti al ciclo Gas Station and Land Scape, nelle quali rico- struisce modelli di impianti petroliferi e stazioni di rifornimento in scala, attraverso materiali riciclati, come cartoni delle uova, schede madri per computer, bigodini, cannucce e altro. Negli allestimenti più elaborati LaChapelle ha fotografato questi piccoli plastici nella foresta pluviale di Maui, nel deserto e lungo la costa californiana.

È proprio per queste sue oniriche raf gurazioni della realtà, che la critica lo ha de nito “Il Fellini della Fotogra a”.

La serie inedita di New World segna il ritorno di LaChapelle alla gura umana. Il progetto, che verrà presentato in anteprima a Venezia, ha richiesto 4 anni di lavoro. I temi centrali sono il paradiso e le rappresentazioni della gioia, della natura, dell’anima, cercando la modalità per fotografarle in natura.

In questo, LaChapelle dichiara di essere stato ispirato da Odilon Redon, pittore francese di ne ‘800 – inizio ‘900, visto al Musée d’Orsay, William Blake, e, ancora una volta, Michelangelo e Michael Jackson. Altra fonte d’ispirazione, la musica di Pharell Williams e in particolare, la sua can- zone “Happy”.

Con queste fotografie LaChapelle si pone come missione quella di riflettere su questioni come il viaggio dell’anima dopo la morte, la gioia e le rappresentazioni del paradiso.

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