Rita Caridi

E-commerce e outlet tengono testa alla crisi

E-commerce e outlet tengono testa alla crisi

Secondo Federmoda nel primo semestre dell’anno gli acquisti in Italia hanno registrato una flessione del 5,6%, oltre tre punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A tenere sono soprattutto gli outlet che, nello stesso periodo, hanno registrato una crescita del 6,5%. Le cittadelle dello shopping a prezzi scontati sono diventate ormai le mete preferite dagli italiani, molto più delle vie del lusso delle grandi città ormai frequentate prevalentemente da ricchi turisti stranieri.

A confermarlo è un sondaggio realizzato da Ispo per Neinver, che fotografa in generale le abitudini degli italiani quando fanno shopping: il 45% dichiara di fare acquisti almeno una volta al mese, ma non si tratta di sole donne (49%), ben il 42% degli uomini non rinuncia all’appuntamento mensile con lo shopping.

Tuttavia non sono solo gli outlet a rallentare il calo dei consumi di moda degli italiani. A tenere testa, infatti, è anche il canale e-commerce, che nei primi sei mesi ha segnato un incremento del 5,2% (Federmoda). Per i quasi 13 milioni di acquirenti del web il 12,3% degli acquisti è rappresentato da prodotti di moda. Un numero che coincide anche con il peso che l’abbigliamento e gli accessori hanno ormai sull’e-commerce italiano complessivo: circa l’11%, subito dopo il turismo. Il 43% degli intervistati dichiara di acquistare capi di abbigliamento, e in particolare t-shirt (20,3%), jeans (7,5%), giacche (5,8%) e pantaloni (5,5%). Le griffe, come nella vita reale, assumono un’importanza cruciale nell’acquisto, tanto che il 7,8% non cita un prodotto ma un marchio specifico. Il 34% afferma invece di essersi dedicato agli acquisti di calzature, in particolare di quelle da ginnastica, mentre il 18% ha optato per le borse da donna e nello specifico quelle griffate. E difatti sono proprio le borse quelle per cui gli italiani sono disposti a spendere di più sul web: la spesa media è infatti di 108 euro, contro i 78 euro relativi alle scarpe e gli 80 euro per l’abbigliamento.