Rita Caridi

Parla cinese lo shopping nella moda 2014

1396123101-carovita-a-ispica-sanzionato-un-commerciante-cineseParla cinese lo shopping nella moda anno 2014: con un +18% i cinesi si sono distinti per gli acquisti nelle vie della moda delle città italiane compensando il calo del 13% delle spese dei turisti russi che rimangono comunque al primo posto per lo shopping straniero in Italia. E’ quanto emerge dall’analisi ‘Fashion & High Street Report’ di Federazione Moda Italia. In generale il settore registra fatturati in moderato calo nel primo semestre su anno (-1%); crescono solo gli accessori moda che hanno avuto un incremento del 6,7% rispetto al primo semestre 2013. Segno meno invece per calzature (-0,5%), articoli sportivi (-2%) e abbigliamento (-4,22%). Molto in sofferenza le spese per pellicce (-10,8%) e pelletterie-valigerie (-13%). La spesa di abbigliamento sul territorio vede come unica eccezione positiva il Trentino con un +6% a dispetto del profondo rosso di Campania e Calabria che hanno visto i consumi di abbigliamento scendere quest’anno di un -10% rispetto al 2013. Le spese degli italiani con le carte di credito, nell’anno in corso, per acquisti di prodotti di moda sono in calo del 3,4% rispetto all’anno scorso, pari ad una spesa di oltre 5 miliardi di euro. Tengono bene le ‘High Street’ di Milano, Roma, Venezia e Firenze, che vantano il primato degli affitti più alti. Milano si piazza al primo posto con Via Montenapoleone che vanta gli affitti commerciali più alti (670.000 euro all’anno per 100 Mq.) e Roma al secondo posto con via dei Condotti (650.000 euro all’anno per 100mq). Per il presidente di Federazione Moda Italia e vice presidente di Confcommercio, Renato Borghi, “il bilancio di questo I semestre per i negozi di moda è ancora desolante anche perché, con un calo di oltre il 3%, non si riesce ad invertire la tendenza che vede il segno meno davanti alle cifre dei nostri fatturati a dir poco da tre anni”. “Il mercato interno – conclude Borghi – non riesce a generare valore e neppure è valsa l’iniezione degli 80 euro al mese ad oltre 10 milioni di italiani, il cui reddito viene assorbito per il 41% dalla spese obbligate”.

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