Manuela Di Vietri

Ricerca: l’autostima mappata nel cervello

Ricerca: l’autostima mappata nel cervello

Nell’era dei selfie, dei ‘like’ e dell’ego ‘pompato’ via social, una ricerca ha mappato l’autostima umana nel cervello

Un team di ricercatori dell’University College London ha messo a punto un’equazione matematica che può spiegare come la nostra autostima è modellata da ciò che gli altri pensano a noi, in un nuovo studio pubblicato su ‘eLife’. Gli scienziati hanno usato la nuova equazione per identificare nel cervello umano i segnali che spiegano perché l’autostima sale – o scende – in base ai giudizi delle altre persone. I risultati, sostengono gli studiosi, potrebbero aiutare a individuare le persone a rischio di disturbi psichiatrici.
“La bassa autostima è un fattore di vulnerabilità per numerosi problemi mentali, inclusi disturbi alimentari, quelli d’ansia e la depressione. In questo studio abbiamo identificato esattamente ciò che accade nel cervello quando l’autostima sale e scende”, spiega l’autore principale del lavoro, Geert-Jan Will dell’Università di Leiden e del Max Planck Ucl Centre. “Speriamo che questi risultati ci aiutino a comprendere come si sviluppano i problemi di salute mentale, cosa che può migliorare strumenti e trattamenti diagnostici”.
Nello studio cono stati coinvolti 40 partecipanti: dovevano eseguire un test mentre erano sottoposti a risonanza magnetica. Dopo aver caricato un profilo in un database online, i soggetti hanno ricevuto un feedback da 184 estranei (in realtà era un algoritmo), sotto forma di pollice in su o in giù (mi piace o non mi piace). Gli ‘sconosciuti’ erano in gruppi diversi, in modo che i partecipanti imparassero ad aspettarsi feedback positivi da parte di alcuni e risposte negative da altri. L’autostima dei volontari è stata monitorata con regolarità. Ebbene, si è visto che quando incassavano delle bocciature dai gruppi che di solito davano risposte positive, l’autostima crollava.
In pratica, proprio gli errori di previsione – la differenza tra i feedback attesi e quelli ricevuti – si sono rivelati fondamentali per determinare l’autostima. “Abbiamo scoperto che i cambiamenti di autostima sono stati guidati non solo dal fatto che altre persone ti apprezzino, ma dipendono in particolare dalle persone cui ci si aspetta di piacere”, precisa Will.
Il team di ricerca ha sviluppato un modello dei processi neurali in gioco quando le valutazioni altrui influenzano l’autostima, trovando che gli errori di predizione sociale e le oscillazioni di autostima che ne derivano sono legati all’attività di particolari aree del cervello, importanti per l’apprendimento e la valutazione.
Gli studiosi hanno quindi unito il loro modello computazionale con questionari clinici, per esplorare i meccanismi neurali legati a una vulnerabilità ai problemi di salute mentale. Così hanno scoperto che le persone che hanno avuto maggiori fluttuazioni dell’autostima nel corso dell’esperimento hanno anche sperimentato una più bassa autostima in generale, e hanno riportato più sintomi di depressione e ansia. La speranza ora è che questo nuovo strumento possa aiutare nella diagnosi e nella messa a punto di trattamenti mirati per le persone più fragili.

Adnkronos