Manuela Di Vietri

Alimenti, esperti: “latte bullizzato”, il 25% degli italiani ha smesso di berlo

Alimenti, esperti: “latte bullizzato”, il 25% degli italiani ha smesso di berlo

Sempre meno latte nell’alimentazione degli italiani. Uno su 4 lo ha eliminato dalla dieta, o ha ridotto il numero di tazze

“I consumi di latte nel nostro Paese sono in media bassi e decrescono con continuità da alcuni anni”, afferma Andrea Poli, presidente di Nfi – Nutrition Foundation of Italy, che ha dedicato a questa bevanda un simposio – organizzato grazie al supporto incondizionato di alcune aziende – riunendo numerose società scientifiche in campo nutrizionale o clinico, che hanno rivalutato il ruolo del latte vaccino nell’alimentazione.
Secondo la fotografia scattata dall’ultima edizione dell’Osservatorio Nestlé – Fondazione Adi su un campione totale di 5.500 persone, solo il 41% degli italiani consuma latte tutti i giorni della settimana, anche più volte al dì. Ben il 14% in meno rispetto al 2012 (55%), per effetto di “informazioni parziali o non del tutto veritiere – secondo gli esperti – che hanno fatto del latte un alimento ‘bullizzato'”.
“Questo andamento dei consumi ha probabilmente spiegazioni differenti – spiega Poli – oltre alla scarsa conoscenza dell’alimento latte, si stanno diffondendo tra il vasto pubblico falsi miti sui possibili effetti negativi del consumo sulla salute umana”. Secondo il documento nato dal simposio, il latte vaccino è “un alimento con caratteristiche nutrizionali peculiari e interessanti per il mantenimento di un buon equilibrio nutrizionale in tutte le età della vita e in condizioni fisiologiche specifiche, come la gravidanza e l’allattamento o durante l’allenamento per lo sportivo”.
Eppure, l’autodiagnosi sembra valere più della parola degli esperti. Secondo l’indagine, infatti, il 25% degli italiani ha dichiarato di aver eliminato/ridotto negli ultimi anni proprio il latte. Diverse le motivazioni: per il 47% la non digeribilità, per il 24% l’intolleranza, per il 16% il fatto che faccia ingrassare e per il 13% la componente iper-proteica.
Così se il 41% dei connazionali consuma latte tutti i giorni della settimana, un 40% afferma di berlo saltuariamente o mai e il 14% è convinto di soffrire d’intolleranza al lattosio.
“In questi ultimi anni è cresciuto il numero di pazienti che dichiara di soffrire di improbabili allergie o intolleranze. Ma è molto probabile – sottolinea Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione Adi e coordinatore scientifico dello studio voluto da Nestlé – che il dilagare di allarmismi infondati dipenda da uno scorretto metodo di informazione e diagnosi, che non può assolutamente essere quello del ‘fai da te’. Dati come questi, uniti alla tendenza sempre più evidente di ricorrere appunto all’autodiagnosi (dal 5% nel 2010 al 25% nel 2016) evidenziano la necessità di affermare con forza il ruolo primario degli enti di riferimento affinché la diagnosi di reali patologie sia ricondotta al medico”.

Adnkronos