Manuela Di Vietri

Il sonno: un rimedio per diabete e obesità

Il sonno: un rimedio per diabete e obesità

Oltre alla frequente indicazione di praticare attività sportiva, presto il sonno potrebbe iniziare a rientrare nelle prescrizioni mediche

Gli esperti riuniti al Congresso nazionale Ame (Associazione medici endocrinologi), che si apre oggi a Roma e prosegue fino al 12 novembre sono convinti che il sonno sia correlato alla salute psico-fisica e alla qualità di vita. “Il sonno – spiega Piernicola Garofalo, presidente Ame Onlus – è un processo attivo e dinamico che ha un impatto importante su molti aspetti della salute, della vita quotidiana e della crescita; ha molteplici funzioni quali la conservazione dell’energia, il consolidamento della memoria, il recupero psico-fisico e tante altre ancora. Inoltre interagisce con il sistema nervoso, endocrino e immunitario, influenzando i tre sistemi più complessi del nostro organismo che a loro volta condizionano qualità e quantità del sonno”.

Ma cosa c’entra il sonno con l’endocrinologia? “Quasi tutte le cellule del nostro corpo presentano un orologio biologico e molti geni si attivano o disattivano seguendo il ritmo circadiano – sottolinea Daniela Agrimi, dell’Ambulatorio di Endocrinologia, Diagnostica e Interventistica tiroidea, Asl Brindisi – L’alterazione dell’orologio biologico aumenta la probabilità di malattia e questo è particolarmente evidente per malattie metaboliche come il diabete di tipo 2 e l’obesità. Il nostro modello sociale che ci spinge a essere attivi h24 induce a ridurre le ore di sonno a favore di quelle di attività, e questo porta a una marcata alterazione delle oscillazioni ormonali che regolano il metabolismo”.

Altri studi hanno anche messo in relazione un insufficiente riposo con l’aumento di peso: Durante il sonno, il nostro corpo secerne ormoni che aiutano a controllare l’appetito e il metabolismo energetico. “Dormire poco – ricordano gli esperti – porta a uno squilibrio di questi e altri ormoni: è associato, ad esempio, a livelli più bassi di leptina, l’ormone che indica al nostro cervello di aver mangiato abbastanza cibo, e a livelli più alti di grelina che invece stimola l’appetito, con il risultato di avere più appetito e favorire il consumo di cibi ad alto contenuto calorico. Una persistente alterazione del ritmo sonno-veglia è quindi un fattore di rischio per malattie metaboliche al pari di inattività e una dieta sbilanciata”.

“La relazione tra malattie metaboliche e sonno è complessa e merita l’attenzione clinica degli endocrinologi e un approccio multidisciplinare – conclude Garofalo – Grazie a quello che già sappiamo, bisognerebbe aumentare gli studi che portino a nuovi approcci preventivi e terapeutici contro obesità e diabete di tipo 2 basati sull’aumento della qualità e quantità di sonno e, in un certo senso, dando ragione all’antico detto popolare ‘dormi che ti passa’”.