Rita Caridi

Gucci ribatte alle accuse di Report

Gucci ribatte alle accuse di Report

imageGucci si dissocia dal servizio mandato in onda ieri da Report. ”Telecamere nascoste o utilizzate in maniera inappropriata, solo in aziende selezionate ad arte da Report (3 laboratori su 576), non sono – si legge in una nota della maison – testimonianza della realtà Gucci”, che ”ribadisce fortemente la correttezza del proprio operato impegnandosi a rendere sempre più efficaci le azioni conseguenti alle ispezioni, che saranno sempre più numerose”.
Innanzitutto Gucci, in relazione al prezzo di ciascuna borsa, sottolinea che viene “comparato in maniera errata il prezzo di una borsa al pubblico con il costo di una singola fase di lavorazione. I 24 euro citati dal servizio si riferiscono solo all’assemblaggio parziale e non considerano minimamente, ad esempio, il costo della pelle, il costo del taglio, quello degli accessori, il confezionamento, la spedizione e tutto quanto necessario a rendere la borsa disponibile in negozio, fattori che moltiplicano fino a 25 volte quel numero”.
Respinge al mittente l’accusa di “consigliare l’utilizzo di ‘forza lavoro cinese a basso costo’. Tutto ciò è falso e destituito di ogni fondamento e fortemente diffamatorio. Così come lo è la frase del servizio : “… all’interno dell’azienda … ci deve essere un prestanome italiano…”. Nella nota Gucci rileva che “accordarsi a insaputa di Gucci con laboratori che utilizzano manodopera cinese a basso costo e non in regola, sabotando i sistemi di controllo in essere, è una truffa dalla quale Gucci si dissocia e che perseguirà in tutte le sedi”. “Gucci produce il 100% della pelletteria in Italia dando lavoro a oltre 7.000 addetti tra fornitori di primo livello (1.981) e fornitori di secondo livello. Di questi addetti, circa il 90% sono di nazionalità italiana, mentre tutte le 576 aziende sono italiane. Tutti i fornitori di primo e di secondo livello vengono regolarmente controllati (circa 1.300 verifiche l’anno, anche notturne) sul rispetto delle regole e il corretto trattamento delle persone. Ricordiamo che il lavoro notturno, se svolto secondo la normativa, non è reato: si chiama – evidenzia Gucci – straordinario o turnazione”.


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