Valentina Ferrandello

Dove la Festa della Donna è ancora un’illusione: proteste e manifestazioni in tanti Paesi del Mondo [GALLERY]

  • La Presse/Reuters Turchia

    La Presse/Reuters Turchia

  • La Presse/Reuters Varsavia, Polonia

    La Presse/Reuters Varsavia, Polonia

  • La Presse/Reuters Varsavia, Polonia

    La Presse/Reuters Varsavia, Polonia

  • La Presse/Reuters Pempel, Polonia

    La Presse/Reuters Pempel, Polonia

  • La Presse/Reuters Rabat, Marocco

    La Presse/Reuters Rabat, Marocco

  • La Presse/Reuters Rabat, Marocco

    La Presse/Reuters Rabat, Marocco

  • La Presse/Reuters Peshawar, Pakistan

    La Presse/Reuters Peshawar, Pakistan

  • La Presse/Reuters Peshawar, Pakistan

    La Presse/Reuters Peshawar, Pakistan

  • La Presse/Reuters  Rabat, Marocco

    La Presse/Reuters Rabat, Marocco

  • La Presse/Reuters  Rabat, Marocco

    La Presse/Reuters Rabat, Marocco

  • La Presse/Reuters  Pempel, Polonia

    La Presse/Reuters Pempel, Polonia

  • La Presse/Reuters  Lahore, Pakistan

    La Presse/Reuters Lahore, Pakistan

  • La Presse/Reuters  Varsavia, Polonia

    La Presse/Reuters Varsavia, Polonia

  • La Presse/Reuter  Tbilisi

    La Presse/Reuter Tbilisi

  • La Presse/Reuter  Tbilisi

    La Presse/Reuter Tbilisi

  • La Presse/ Reuters Istanbul

    La Presse/ Reuters Istanbul

  • La Presse/ Reuters Tbilisi, Georgia

    La Presse/ Reuters Tbilisi, Georgia

  • La Presse/ Reuters Tbilisi, Georgia

    La Presse/ Reuters Tbilisi, Georgia

  • La Presse/ Reuters Manila

    La Presse/ Reuters Manila

  • La Presse/ Reuters Tbsili

    La Presse/ Reuters Tbsili

  • La Presse/ Reuters Manila

    La Presse/ Reuters Manila

  • La Presse/ Reuters  a Manila

    La Presse/ Reuters a Manila

  • La Presse/ Xinhua Manifestazione in Cile

    La Presse/ Xinhua Manifestazione in Cile

  • La Presse/ Xinhua Manifestazione in Cile

    La Presse/ Xinhua Manifestazione in Cile

  • La Presse/ Xinhua Manifestazione in Cile

    La Presse/ Xinhua Manifestazione in Cile

  • La Presse Manifestazione in Cile

    La Presse Manifestazione in Cile

  • La Presse/Reuters, Tunisia

    La Presse/Reuters, Tunisia

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In molti paesi del mondo la Festa della Donna diventa un’occasione per le donne di far sentire la propria voce soffocata dalla società in cui vivono: Pakistan, Tunisia, Cile, Turchia, Afghanistan il mondo femminile urla in favore dei propri diritti

La Presse/ Xinhua Manifestazione in Cile

La Presse/ Xinhua Manifestazione in Cile

Ieri, in tutto il mondo, ogni paese ha voluto rendere protagoniste le donne con cortei, parate, manifestazioni ed eventi in cui le donne hanno potuto liberamente dire la loro. Perchè la festa della donna si deve trasformare necessariamente in un coro mondiale che deve innalzarsi alto nell’aria e raggiungere ogni parte del globo terrestre, per ricordare che la donna nel mondo non è poi così tanto festeggiata come si pensa.  Un famoso detto dice che “l’8 Marzo  è tutti i giorni”, per sottolineare che la donna dovrebbe essere omaggiata e celebrata ogni signolo giorno dell’anno. Per molte donne invece non è stato mai l’8 Marzo, non hanno mai festeggiato l’orgoglio dell’essere donna, anzi: sono spesso state costrette a vergognarsi di esserlo a causa dei soprusi che solo il corpo di una donna può suscitare in una mente malata. E dunque l’8 Marzo è la Giornata per ricordare anche le discriminazioni profonde e la violenza che tutti i giorni, in ogni parte del mondo, esse subiscono. E’ quindi la Giornata Internazionale della Donna? Non ovunque.

La Presse/Reuters  Lahore, Pakistan

La Presse/Reuters Lahore, Pakistan

Questa giornata si trasforma dunque in un’occasione per le donne di molti paesi di poter dire la loro  e sensibilizzare la società mondiale affinchè tutti sappiano che i diritti delle donne dovrebbero essere uguali in tutto il globo terrestre, ma non è  così. Ci sono paesi in cui le donne hanno tutti i diritti, specialmente nei paesi europei ed in America. Paesi in cui, invece,  la donna conta meno di zero. Ed allora, cosa si dovrebbe festeggiare in questi posti? Proprio un bel nulla. Nessun mazzolino di mimosa riceveranno le donne africane che vivono ai margini della società e nella povertà più assoluta. Nessuna festa in qualche bel locale  potranno organizzare le donne indiane che sono vittime di stupri quotidianamente. Nessun brindisi per la gioia dell’essere donna faranno le vedove induiste che a causa del loro culto vivono in condizioni di emarginazione, abbandonate dalla famiglie solo perchè hanno perso il proprio marito,costrette a vivere tutte insieme in una sorta di ghetti  , chiamati “le città delle vedove “.

La Presse/Reuters Peshawar, Pakistan

La Presse/Reuters Peshawar, Pakistan

I venti di protesta di sono alzati anche ieri in diverse parti del mondo. In primis, in India, protagonista di una polemica tv che si è prodotta nei mass media. Un canale televisivo aveva realizzato un documentario da mandare in onda proprio l’8 Marzo, “India’s Daughter”, dove si mostra la ricostruzione di uno stupro di gruppo avvenuto il 16 Dicembre del 2012 a Delhi, che costò la vita ad una studentessa di 23 anni. Il documentario è stato censurato dal governo indiano e ciò ha scatenato la protesta della rete televisiva, NDTV ed anche dell’opinione pubblica. Questo gesto del resto dimostra come l’India sia uno di quei paesi in cui la donna non ha poi tutto questo grande peso, anzi, è vittima di violenze in modo continuo. Si stima che in India, una donna è violentata ogni 20 minuti. E la cosa peggiore è che questo fenomeno ormai viene definito come “sociale”. Dinnanzi a a questo scempio il governo indiano puntualmente, anzicchè lavorare con i media proprio per sensibilizzare la popolazione al problema, censura il documentario. La rete televisiva dopo aver ricevuto lo stop dalle autorità indiane ha deciso, per protesta, di trasmettere in quell’ora buca del palinsesto un fermo immagine del documentario con il suo titolo dalle 21 alle 22 ora locale, ora in cui sarebbe dovuto essere trasmesso il documentario della regista britannica Leslee Udwin.

La Presse/ Reuters  a Manila

La Presse/ Reuters a Manila

Molti paesi del Medio oriente, hanno approfittato della Giornata Internazionale della Donna proprio per ricordare che in molte zone di questi paesi la donna è tutt’altro che rispettata. La sua partecipazione in politica è del tutto irrisoria così come anche nella vita lavorativa. Impossibile poter contare di fare carriera o diventare qualcuno che conti in politica.   A Tbsili, in Georgia, la protesta si è concentrata maggiormente sul debole ruolo che hanno le donne nel parlamento e dunque in politica. In Pakistan le donne hanno manifestato affinchè possano essere eliminati tutti gli ostacoli politici, sociali ed economici che impediscono l’ascesa femminile nella società, le donne ma anche molti uomini solidali per la causa hanno manifestato proprio affinchè il paese potesse essere sensibilizzato alla condizione sociale delle donne pakistane.  E poi, manifestazioni e cortei anche a Rabat, in Marocco ed a Istanbul in Turchia. Varsavia, hanno manifestato alcuni membri della Coalizione Atea in onore delle donne e dei lori diritti nella società polacca.

uomini afghani manifestano a favore dell'abolizione del burka per le donne talebane

uomini afghani manifestano a favore dell’abolizione del burka per le donne talebane

A Kabul la capitale dell’Afghanistan, ieri un gruppo di uomini ha sfidato l’ira dei fanatici religiosi poichè hanno sfilato per le strade della città indossando un burka, in senso di protesta contro l’obbligo per le donne di camminare con il burka nei luoghi pubblici. Il burka infatti, il velo che copre interamente dalla testa ai piedi il corpo delle donne, è solo un fanatismo religioso poichè non ritrova riscontro nel Corano. Dunque, gli uomini afghani hanno voluto dimostrare che le donne talebane sono vittime dell’ignoranza di dogmi che sono nati solo dal fanatismo religioso. Gli uomini con questa parata hanno voluto chiedere che alle donne non sia più imposto di indossare il burka, che seppur oggi in alcune zone è scomparso, rimangono comunque delle aree del paese ancora non libere da questa forma di “cultura malata”, ed inoltre, hanno manifestato per il diritto all’istruzione per le donne talebane affinchè le bambine possano andare a scuola. Anche in Cile ieri, si è tenuta una manifestazione a favore delle donne per quanto concerne la libertà della donna di abortire o meno. La Festa della Donna dunque e le manifestazioni pubbliche organizzate in tutte il mondo ieri, dimostrano che ancora oggi, nel XXI secolo, la donna non è effettivamente libera e festeggiata così come dovrebbe essere.

La Presse/ Xinhua Manifestazione in Cile

La Presse/ Xinhua Manifestazione in Cile

Il mondo sembra diviso e molto disomogeneo sotto questo aspetto: si  passa da donne che vengono celebrate perchè sono arrivate fin nello spazio, come Samantha Cristoforetti e paesi dove la donna non ha un ruolo sociale attivo. Altri, come in Africa ad esempio in Burundi, dove le donne che combattono ogni giorno  il loro diritto all’esserci nel mondo. Seppur la società mondiale è a buon punto, sono ancora tanti i passi che dovranno essere fatti affinchè la donna possa essere indipendente, libera ed avere un peso rilevante nella società moderna di molti paesi. I passi avanti potranno essere fatti solo se la voce si alzerà dal popolo stesso, voce che dovrà essere “ascoltata” dai pini alti di quei paesi in cui la donna ancora oggi, nel 2015, non vive una vita facile dal punto di vista sociale, politico ed economico. I governi dunque dovrebbero agire in favore di una politica di pari opportunità e non come ha fatto il Governo indiano, censurare le proteste o le informazioni che sono volte a rendere consapevole la popolazione della condizioni di abusi, violenza e ignoranza in cui le donne sono costrette a vivere.


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