Hair touch: quando il phon decide quali capelli schiarire

Un getto d'aria fredda allontana i capelli più fragili e la schiaritura tocca solo i più forti: l'obiettivo è un caramello che cresca senza stacco

Sulla sedia del parrucchiere, a un certo punto, si accende il phon. Non alla fine, per la piega: all’inizio, sui capelli ancora asciutti, prima che sia stato applicato qualsiasi cosa. Chi assiste per la prima volta pensa a una distrazione. È invece il cuore di una tecnica di schiaritura che sta circolando parecchio, quella che in Italia trovate scritta come hair touch e nei saloni di mezza Europa come air touch. I due nomi vengono usati come sinonimi, il che vi eviterà mezz’ora di ricerche a vuoto.

Il risultato che viene promesso è il biondo caramello sfumato, quello che sembra arrivato da tre settimane di mare — l’effetto che si definisce sun kissed, cioè baciato dal sole. La differenza rispetto alle altre schiariture, però, non riguarda il colore. Riguarda chi decide.

Il phon sceglie al posto del pettine

La meccanica è semplice da capire e complicata da eseguire. Il colorista prende una ciocca, la tiene in tensione e le soffia contro aria fredda. I capelli più corti, più sottili e più giovani — la lanugine sulle tempie, la ricrescita, gli strati interni — si staccano e cadono via. In mano restano solo i capelli lunghi e strutturati. È su quelli che si applica il prodotto, chiusi nella stagnola, seguendo sezioni diagonali invece che orizzontali.

Prima si cercava lo stesso risultato con la cotonatura: il pettine che spinge indietro i capelli corti prima dell’applicazione. Chi l’ha provata sa che tira. L’aria fa un lavoro analogo senza tirare, ed è questo il vantaggio che rivendica chi ha messo a punto il metodo, il colorista moscovita Vladimir Sarbashev, secondo cui è l’aria stessa a selezionare le ciocche che possono reggere la decolorazione.

Il punto è la ricrescita

Il balayage dipinge a mano libera sulla superficie e restituisce un effetto più marcato e più visibile. L’hair touch lavora per selezione, e chi lo propone punta soprattutto su cosa succede dopo: siccome i capelli corti alle radici non vengono toccati, dovrebbe mancare il fronte netto tra la parte naturale e quella schiarita.

Se funzioni davvero così su qualsiasi testa è un’altra questione, e dipende da quanto è distante il vostro colore naturale da quello che chiedete: più il salto è ampio, più il confine tende a farsi vedere comunque. Detto questo, l’idea appartiene a quella famiglia di gesti beauty che ambiscono a non farsi notare — la stessa logica per cui ha convinto tante una manicure che si vede appena.

Su quali capelli viene proposta più spesso

Chi la esegue la consiglia in genere su capelli lisci o leggermente mossi, di lunghezza media o lunga, dove c’è materiale sufficiente perché l’aria separi gli strati. Sulle castane il vantaggio raccontato riguarda la ricrescita; sulle bionde, più che altro la luminosità e la possibilità di correggere il giallo nel passaggio finale.

Sui capelli molto ricci o crespi l’aria distingue le lunghezze con più fatica, e vale la pena chiedere al vostro parrucchiere se nel vostro caso non renda di più una tecnica a mano libera. Con frangia, caschetto o scalature corte la mappa di applicazione cambia: informatevi se lavora anche su quelle lunghezze, perché non tutti lo fanno. Un’ultima precisazione: viene presentata come una decolorazione meno aggressiva, il che non significa che sia un trattamento riparatore. Su capelli già molto sfruttati è comunque una decolorazione, e questo lo deve valutare chi vi ha le mani dentro.

sedia parrucchiere

Immagine a scopo illustrativo realizzata con l’Intelligenza Artificiale © Mitindo

Cosa conviene chiedere prima di prenotare

Qui possiamo essere concrete, perché sono domande, non sentenze.

Sulla temperatura del colore, dite esplicitamente se volete un tono caldo — caramello, miele, nocciola — o freddo, cioè beige o cenere: la tecnica è nata puntando ai biondi chiari e freddi, quindi senza precisazione il risultato potrebbe uscire più raffreddato di quanto immaginate. Portate due fotografie della stessa sfumatura, una in pieno sole e una all’ombra, perché il caramello cambia moltissimo con la luce ed è lì che nascono i malintesi.

Chiedete quanto dura la seduta e quanto costa, e chiedetelo prima. I tempi che circolano divergono in modo notevole, da meno di un’ora a un pomeriggio intero, e la sola stima che conti è quella che vi dà il vostro salone sulla vostra testa. Nella stessa telefonata infilate il gloss finale, chiamato anche toner: è il passaggio che dà tono e brillantezza dopo la decolorazione, e a volte è compreso nel prezzo, a volte no.

Il mantenimento

Sugli intervalli tra un ritocco e l’altro le indicazioni si contraddicono apertamente: si va da pochi mesi a quasi un anno, e nessuna di queste cifre vale come regola. Un criterio più onesto ve lo può dare il vostro parrucchiere alla prima seduta, chiedendogli a cosa guardare per capire quando tornare.

A casa, poche cose ripetute con costanza: shampoo formulato per capelli trattati, acqua tiepida invece che bollente, protezione termica prima di piastra e phon. Sullo shampoo viola una precisazione utile, perché è l’errore più comune: serve a spegnere il giallo, quindi se puntate a un caramello caldo usarlo a ogni lavaggio rischia di smorzare proprio la nota che avete chiesto. E se siete ancora in vacanza, sole e salsedine tirano nella direzione opposta, per cui qualche accortezza in più sui capelli d’estate conta più di qualsiasi ritocco.

Un’ultima domanda da fare, se rientrate adesso dal mare e avete già in mente di prenotare: chiedete se convenga aspettare qualche settimana o se si possa procedere subito. È una valutazione che si fa toccando il capello, non leggendo un articolo — compreso questo.