Soft baking, la cipria non copre più il viso: va solo dove serve

Poca polvere, pochi minuti di posa e solo dove il trucco cede: come si fa il soft baking e quando scegliere cipria libera o compatta

Aprite lo specchietto in ascensore alle cinque del pomeriggio, e il verdetto è sempre lo stesso: la zona sotto gli occhi si è riempita di piccole pieghe chiare, il naso brilla comunque e il correttore sembra essersi spostato di qualche millimetro. Di solito la colpa finisce sul prodotto, a volte sull’ordine con cui stendiamo crema e fondotinta. Più spesso, però, il problema è quanta polvere mettiamo e dove.

La risposta che i truccatori danno da qualche stagione si chiama soft baking, e ha cambiato il modo di usare la cipria: niente più velo uniforme su tutto il viso, ma una quantità minima, pressata con cura solo nelle zone in cui il trucco tende a cedere, lasciata in posa qualche minuto e poi spolverata via. È un gesto che lavora in coppia con il correttore e che dà il meglio proprio lì dove le occhiaie chiedono una copertura che resti al suo posto fino a sera.

Dal baking al soft baking: perché la cipria ha cambiato gesto

Per capire il “soft” bisogna ricordare il baking, letteralmente “cuocere”. La tecnica viene dai camerini dei teatri e dalla scena drag, dove il trucco doveva reggere luci fortissime e ore di spettacolo: si caricava di cipria in polvere libera la zona sotto gli occhi, il naso, la fronte e il mento, fino a vederli completamente bianchi, e la si lasciava lì dai cinque ai dieci minuti. Il calore della pelle faceva il resto, fondendo correttore e fondotinta sotto la polvere; alla fine si toglieva l’eccesso con un pennello largo.

Qualche anno fa i tutorial l’hanno portata fuori dai camerini, e in tante l’hanno provata. Il risultato, nella vita di tutti i giorni, era spesso una base opaca e pesante, che alla luce del sole tradiva l’effetto maschera e sulle pelli più secche finiva per sottolineare proprio le linee che voleva nascondere. Chi ha guardato la propria madre incipriarsi con il piumino davanti allo specchio del bagno conosce l’altra faccia della cipria, quella leggera, quasi un gesto di congedo prima di uscire: il soft baking è, in fondo, un ritorno a quella misura, con polveri micronizzate che allora non esistevano.

Come si fa il soft baking, passo dopo passo

Si parte dalla pelle: una crema idratante e, sulle zone più delicate, un prodotto specifico per il contorno occhi, lasciati assorbire bene. Poi fondotinta e correttore, stesi e sfumati come fate di solito. La cipria arriva dopo di loro e prima di terra e blush: è lo step che fissa, non quello che colora.

A questo punto scegliete le zone, e sceglietene poche. Le più indicate sono l’area sotto l’occhio, soprattutto verso l’angolo esterno dove il correttore tende a raccogliersi nelle pieghe, i lati del naso e, se fate il contouring, la linea appena sotto lo zigomo, che rende più netto il gioco di luci e ombre.

Prendete poca polvere con una spugnetta o un piumino, scaricate l’eccesso sul dorso della mano e premete il prodotto sulla pelle, senza strofinare. L’obiettivo è uno strato sottile e lavorato, non la zona bianca del baking classico. Lasciate in posa qualche minuto, il tempo di dedicarvi agli occhi, poi spolverate via con un pennello morbido e ampio: se avete dosato bene, l’eccesso sarà pochissimo. Un pennello sbagliato rischia di portarsi via anche il correttore, per questo conviene ripassare le funzioni dei diversi pennelli da trucco prima di iniziare.

Cipria libera o compatta: quale usare e quando

Il soft baking si può fare con entrambe, a una condizione: che la texture sia molto fine, perché una grana grossa crea spessore e appesantisce, soprattutto sotto gli occhi. Detto questo, le due ciprie hanno caratteri diversi.

La cipria in polvere libera è quella della tecnica da manuale: si dosa a poco a poco, si stratifica solo se serve e, nella versione trasparente, cambia pochissimo il colore della base. È la scelta giusta per il trucco fatto a casa, con calma, davanti allo specchio.

La compatta è più densa e in genere più opacizzante: per questo piace a chi ha la pelle mista o grassa e deve tenere a bada la zona T. Il suo punto di forza è la praticità: sta in borsa, non si rovescia e permette di ritoccare durante la giornata senza ricominciare da capo. Ultima variabile, lo strumento: il pennello distribuisce la polvere in un velo più leggero, il piumino la concentra e la fa aderire di più.

Su quale pelle funziona (e quando lasciarlo perdere)

Le pelli grasse e miste sono quelle che ne traggono più vantaggio: la cipria assorbe il sebo in eccesso e fissa la base dove tende a scivolare. Sulle pelli secche o mature il discorso cambia, perché la polvere può segnare le zone disidratate e le linee del contorno occhi. Non significa rinunciare, ma ridurre ancora le dosi, puntare su polveri micronizzate, cioè a grana finissima, e non stendere il prodotto su tutto il viso. Qui più che altrove, una buona idratazione prima del trucco fa metà del lavoro.

Se poi il vostro fondotinta è leggero e la giornata tranquilla, potete anche saltare la posa: una passata di pennello sulla zona T basta. Il soft baking dà il meglio nelle giornate lunghe, quelle che dall’ufficio proseguono in un aperitivo o in una cena.

La divisione dei compiti più comoda, alla fine, è questa: la cipria libera resta sulla mensola del bagno per la posa del mattino, la compatta viaggia in borsa per il ritocco del pomeriggio. E quando la riaprite nello specchietto dell’ascensore, premete invece di strofinare: è lo stesso gesto del mattino, in miniatura.