Spilla da balia sui capelli: consigli pratici per un treccia che non passa inosservata

Dal cestino da cucito della nonna alla passerella: l'accessorio più economico che esiste torna sulle acconciature, e basta saperlo mettere nel modo giusto

Guardate bene la treccia. A metà, dove di solito non c’è niente, luccica un fermaglio d’argento che fermaglio non è: è una spilla da balia, appuntata di traverso, chiusa e ben visibile. Poi ne notate una seconda più in basso, e una terza vicino alla nuca. L’effetto è quello di un gioiello messo dove nessuno se lo aspetta, e costa quanto un caffè. Anzi: probabilmente ce l’avete già in casa, in fondo a una scatola di latta.

Prima dei capelli, il cestino da cucito

L’oggetto ha una storia molto più lunga di quanto suggerisca il suo aspetto dimesso. La nonna di tutte le spille è la fibula, la chiusura che nell’età del bronzo teneva insieme mantelli e tuniche in tutto il Mediterraneo, spesso decorata al punto da valere come ornamento. La versione moderna nasce invece il 10 aprile 1849, quando l’inventore americano Walter Hunt deposita il brevetto della spilla di sicurezza. Il motivo è quanto di meno romantico si possa immaginare: doveva restituire quindici dollari a un amico, si mise a torcere un pezzo di filo metallico e capì che una spirale a molla da un lato e un fermo dall’altro risolvevano il problema della punta. Il nome italiano arriva dopo, dall’uso: erano le balie a chiuderci i pannolini di stoffa dei neonati. Da lì il resto della vita domestica se ne è impadronito, e ognuna di voi ne ha una memoria diversa. L’orlo tenuto su in emergenza prima di uscire, il bottone saltato sostituito in corridoio, la scollatura chiusa all’ultimo momento. Gli spagnoli la chiamano ancora oggi el imperdible, quello che non si può perdere. E c’era l’usanza di regalare al neonato una piccola spilla d’oro come portafortuna, da appuntare sul lato della copertina: se avete un portagioie di famiglia, controllate, potreste trovarcela ancora.

Poi il punk e la passerella: l’evoluzione della spilla da balia

Il salto dal cassetto al guardaroba avviene nella Londra di fine anni Settanta, dove la spilla diventa una dichiarazione più che un accessorio: qualcosa che non nasceva per essere indossato e proprio per questo funzionava. La consacrazione arriva nella primavera-estate 1994, quando Gianni Versace la trasforma nel dettaglio che tiene insieme giacche, gonne e un abito nero destinato a diventare “that dress”: quello che Elizabeth Hurley indossò alla prima di Quattro matrimoni e un funerale, chiuso sul busto da sei spille dorate. Da lì in poi le gioiellerie l’hanno replicata in oro e argento, ed è rimasta nelle collezioni. È questa doppia natura che rende interessante il ritorno sui capelli. Da una parte l’oggetto povero, familiare, un po’ commovente. Dall’altra il ricordo di una provocazione. Metteteli insieme su una treccia morbida e avete la formula: quanto più l’acconciatura è dolce, tanto più il metallo si nota.

Come si porta davvero: consigli pratici e accortezze

Le regole sono poche ma vanno rispettate, altrimenti l’effetto è “mi si è strappato l’orlo”. Sulla treccia — francese, classica o spina di pesce, cambia poco — potete appuntarne una sola sotto l’elastico finale, oppure tre o cinque distribuite lungo l’intreccio. Il numero dispari legge come una scelta; due sembrano una disattenzione. Fatele passare sempre dentro l’intreccio, agganciando due ciocche già fissate, e mai infilzate nella massa dei capelli: la punta deve entrare e uscire nel tessuto della treccia, non tirare dalla radice. Sullo chignon basso funzionano incrociate alla base, due o tre, come se sostituissero la forcina. Sul mezzo raccolto potete usarne una grande, dai tre ai quattro centimetri, come se fosse un fermaglio unico: sotto i due centimetri sparisce e il gioco non si vede. Tre accortezze pratiche: chiudete sempre la spilla e giratela con il gancio verso l’interno, in modo che la parte a punta guardi la testa e non i vestiti; preferite acciaio, argento o dorato di buona qualità, meglio se senza nichel, perché il contatto prolungato con cuoio capelluto e sudore è la parte che nessuno considera; infine, controllate le spille recuperate dal cestino: se sono ossidate lasciano segni scuri sui capelli chiari e si impigliano. Un’ultima cosa sulla tenuta: i capelli appena lavati sono troppo scivolosi e le spille slittano verso il basso in mezz’ora. Funzionano molto meglio sul secondo giorno, oppure su una texture leggermente irruvidita con un po’ di spray: assecondare la natura del capello qui conviene davvero.

L’abbinamento che rende e il valore aggiunto dal tempo

Il resto del look va tenuto pulito. Una base leggera, ciglia definite, e a scelta o una bocca scura o niente: se caricate anche il trucco, la treccia diventa un travestimento. Con gli orecchini vale la stessa logica del portagioie di famiglia, dove le cose spaiate stanno insieme meglio di quelle in set — lo stesso principio del ring stacking, che ha riportato in circolo gli anelli ereditati. Il consiglio più utile è anche il più semplice: fate la prova a casa, di sera, davanti allo specchio, con le spille che avete già. Se dopo dieci minuti sono ancora al loro posto e non tirano, avete trovato la misura giusta. E se in fondo al portagioie spunta quella piccola d’oro del battesimo, sappiate che è il gioiello per capelli più raro che possiate portare.