Quante volte andiamo al supermercato e, senza pensarci due volte, afferriamo una cassa di acqua minerale? La percepiamo come la cosa più pura e sicura che possiamo bere, un rifugio dai problemi dell’acqua del rubinetto. E se vi dicessi che anche quella bottiglia, magari di un marchio famosissimo che comprate da anni, potrebbe contenere un “inquinante eterno”?
Non è un’esagerazione allarmistica, ma il risultato di un’indagine molto seria condotta da Greenpeace Italia e Germania. L’obiettivo era chiaro: verificare la presenza di Pfas, le sostanze chimiche industriali che si accumulano nell’ambiente e che sono associate a gravi rischi per la salute. Ma tra le molecole analizzate, ne è emersa una in particolare che è destinata a far discutere: il Tfa, o acido trifluoroacetico.
Pensate a questa sostanza come a un fantasma chimico: ha una catena cortissima che la rende indistruttibile e con una capacità di diffusione enorme. Va ovunque. E sebbene ad oggi in Italia non esistano limiti legali specifici per la sua presenza nelle acque minerali, i risultati dei test lasciano poco spazio alla tranquillità.
Greenpeace ha preso otto dei marchi più diffusi in Italia e, su otto campioni, ben sei contenevano il Tfa. È il momento di alzare la guardia e capire quali sono i marchi coinvolti e cosa dicono gli esperti su questo inquinante silenzioso.
I Sei Marchi Sotto la Lente
L’indagine di Greenpeace ha testato campioni dei marchi più noti, acquistati in un supermercato a Roma, e ha inviato i campioni per l’analisi in laboratori specializzati in Italia e in Germania.
Questi sono i sei marchi in cui è stata rilevata la presenza di Tfa (Acido Trifluoroacetico):
Panna
Levissima
Sant’Anna
Rocchetta
San Pellegrino
Uliveto
I due marchi nei cui campioni la presenza di Pfas (incluso Tfa) è risultata inferiore al limite di rilevabilità di 50 nanogrammi al litro sono stati Ferrarelle e San Benedetto Naturale.
Se guardiamo alle concentrazioni, c’è un dato che salta all’occhio:
Il valore più alto è stato registrato nel campione di acqua Panna (700 nanogrammi per litro).
A seguire, troviamo Levissima (570 ng/l).
E poi Sant’Anna (440 ng/l).
Questi valori, sebbene inferiori ad alcuni rilevati in altre indagini europee, confermano la grande capacità di diffusione di questa sostanza chimica.
L’Allarme Silenzioso: Cos’è il Tfa e Perché è un Problema?
Il Tfa è un “inquinante eterno” perché è praticamente indistruttibile e si accumula nell’ambiente. Deriva spesso dalla degradazione di altri Pfas, che sono utilizzati in una miriade di processi industriali e prodotti di consumo (dai rivestimenti antiaderenti ai tessuti impermeabili).
Il vero problema, come sottolinea Alessandro Giannì di Greenpeace Italia, è che sebbene i primi studi risalgano a decenni fa, l’iter per una normativa specifica è lentissimo.

I Sei Marchi Sotto la Lente – mitindo.it
Tossicità Riconosciuta: Nonostante la lentezza europea, la Germania nella primavera del 2024 ha chiesto all’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) di classificare il Tfa come sostanza tossica per la riproduzione.
Accumulo: La sostanza è classificata come “molto mobile e persistente” e può accumularsi negli organismi viventi, come in alcuni cereali.
Limite Tedesco: Se la richiesta tedesca venisse approvata, in conformità con l’ordinanza tedesca sull’acqua potabile, non dovrebbe essere superato il valore di 100 nanogrammi al litro.
L’assenza di limiti legali specifici oggi non significa che il Tfa sia innocuo. Significa semplicemente che la normativa è rimasta indietro rispetto alla scienza e all’inquinamento.
Cosa fare, quindi? Di fronte al silenzio delle aziende contattate da Greenpeace, il consumatore è chiamato a essere più informato. La prossima volta che scegliete l’acqua al supermercato, ricordate che la purezza non è sempre garantita. È un buon momento per sostenere chi fa analisi e per riflettere sull’importanza di spingere per normative più severe e protettive per la nostra salute.

