Tra il 5 e il 30% degli adulti convive con l’occhio secco: la forbice è larga perché dipende molto dall’età e dalle abitudini, ma un dato resta stabile in tutte le rilevazioni, ed è che le donne ne soffrono più degli uomini. Davanti a occhi che bruciano alle sei di sera la colpa finisce sempre sullo stesso imputato, lo schermo. Che c’entra, senza dubbio. Ma c’entra anche un millimetro di palpebra su cui, ogni mattina, facciamo passare una matita senza pensarci un secondo.
Le lacrime non mancano, si rompono
Il nome inganna. L’occhio secco non significa avere pochi liquidi a disposizione: significa che le lacrime non funzionano come dovrebbero, si spezzano troppo presto ed evaporano prima di aver fatto il loro lavoro. È il motivo per cui si può avere l’occhio che lacrima e la sensazione di sabbia nello stesso momento — quelle sono lacrime di riflesso, una reazione d’emergenza, non il film che serve.
A tenere insieme quel film c’è uno strato sottilissimo di grasso, il meibum, prodotto da una fila di ghiandole minuscole — le ghiandole di Meibomio — che sbucano proprio sul bordo delle palpebre, alla base delle ciglia. Il loro compito è impedire l’evaporazione: quando lo strato lipidico si assottiglia, la parte acquosa può evaporare molte volte più in fretta del normale. La forma più comune di occhio secco nasce esattamente da lì.
Il che ci porta al punto: quelle ghiandole si aprono nello stesso identico millimetro dove passano la matita, il retinolo che migra e lo struccante frettoloso.
La rima interna, quella riga che sta benissimo
L’eyeliner tracciato sulla waterline — la rima interna della palpebra, quella umida sotto le ciglia — regala uno sguardo definito come nessun’altra cosa. È anche il gesto che gli oculisti nominano per primo. L’oculista Luigi Marino, tra le precauzioni che indica a chi soffre di secchezza oculare, mette esplicitamente l’abitudine di passare spesso l’eyeliner: la matita può occludere gli sbocchi delle ghiandole e le vie di deflusso delle lacrime.
Non è un invito a rinunciarci per sempre. È un invito a smettere di considerarlo un gesto neutro, soprattutto se già avvertite bruciore, visione che si annebbia a intermittenza o quella fastidiosa sensazione di corpo estraneo verso sera. In quel caso la riga si sposta sopra le ciglia, non dentro. Cambia meno di quanto temiate: se il problema è la mano che trema, il pennello giusto risolve più della matita.
Il retinolo e la regola dell’osso
Qui la faccenda è più delicata, perché il retinolo è il principio attivo su cui abbiamo tutte investito. Il punto non è il prodotto: è la distanza. L’acido retinoico si lega a recettori presenti nelle cellule delle ghiandole di Meibomio e ne riduce l’attività; la letteratura sull’isotretinoina orale — un derivato usato per l’acne — ha osservato in uno studio del 2021 su 88 pazienti un aumento significativo della disfunzione ghiandolare dopo alcuni mesi di trattamento.
Sulla crema cosmetica il discorso è ovviamente diverso per quantità e concentrazione, ma la regola che gli specialisti ripetono è semplice e vale la pena adottarla: il retinolo si ferma sull’osso orbitale, quella cresta che sentite premendo con il dito sotto l’occhio. Mai sulla palpebra mobile, mai sul bordo ciglia. E attenzione alla migrazione notturna, il vero colpevole silenzioso: una crema applicata troppo vicina alle otto di sera si sposta di qualche millimetro mentre dormite. Se state riprendendo gli attivi ora, dopo l’estate, il rientro va fatto uno step alla volta — e questo è uno degli step.
Le cose che si cambiano in una settimana
Struccare davvero il bordo ciglia, non solo l’ombretto: è lì che si accumulano i detriti che infiammano il margine palpebrale. Sappiamo tutte che dormire truccate è stato per qualcuna una firma di stile, ma su palpebre già sofferenti è l’abitudine che costa di più. Buttare il mascara dopo tre mesi, senza rimandare. Preferire formule senza conservanti aggressivi, che sulle palpebre sono tra i responsabili più frequenti delle allergie da contatto. Ricordarsi di sbattere le palpebre davanti allo schermo, perché fissando un monitor l’ammiccamento crolla senza che ce ne accorgiamo. E, se usate lacrime artificiali di frequente, sceglierle senza conservanti: usate spesso, quelli fanno la loro parte nell’irritazione.
Quando il trucco non c’entra più
Vale la pena saperlo, perché evita di dare la colpa alla matita quando la matita è innocente. Le variazioni ormonali contano parecchio: gravidanza, ciclo e soprattutto menopausa modificano la produzione lacrimale, ed è la ragione per cui il disturbo si presenta così spesso dopo i cinquant’anni. Contano anche diversi farmaci di uso comune — antistaminici, antidepressivi, contraccettivi orali, diuretici — e le lenti a contatto portate troppo a lungo.
Se il fastidio dura da settimane, se la vista si annebbia e torna, se al mattino le palpebre sono gonfie e arrossate, il collirio comprato al banco è una scorciatoia che rimanda il problema: quello è il momento di farsi guardare gli occhi da un oculista, che con la lampada a fessura vede in pochi minuti se le ghiandole stanno lavorando o no.
Un test casalingo per stasera, che vale più di qualsiasi elenco: struccatevi come sempre, poi passate un dischetto pulito e umido lungo il bordo delle ciglia. Se resta grigio, il vostro struccaggio si ferma qualche millimetro prima di dove servirebbe. È esattamente il millimetro di cui abbiamo parlato.





