Acqua di cottura del riso: la buttate ma è la maschera che costa zero

Il rimedio arrivato dall'Asia si prepara in quattro minuti con tre cucchiai di riso: cosa contiene davvero, cosa aspettarsi e cosa non aspettarsi

C’è un gesto che facciamo in automatico da una vita: si inclina la pentola sullo scolapasta, quell’acqua opaca e leggermente densa scivola giù nel lavandino, e nessuna di noi le dedica mezzo pensiero. Nella cosmetica asiatica, invece, quel liquido bianco ha una biografia lunga: le geishe giapponesi ci si lavavano il viso, in Corea la crusca di riso è stata per secoli l’illuminante domestico più diffuso. Oggi lo ritrovate stampato sui flaconi che affollano gli scaffali — filtrato di riso fermentato, estratto di riso, olio di crusca — a cifre che con lo scolapasta non hanno proprio niente in comune.

La domanda, allora, è più che legittima: quello che scarichiamo vale qualcosa di quello che compriamo?

Cosa c’è, per davvero, in quell’acqua opaca

L’acqua di cottura porta con sé una parte di ciò che il chicco rilascia: amidi, aminoacidi, vitamine del gruppo B, una quota di vitamina E, sali minerali. I nomi che ricorrono negli studi sono soprattutto tre. L’acido ferulico è un antiossidante vegetale che contrasta i radicali liberi e che in cosmetica si usa anche per stabilizzare la vitamina C. L’allantoina è idratante e lenitiva, con un’azione esfoliante molto delicata. L’inositolo aiuta la pelle a trattenere acqua, e lavora quindi sull’elasticità e su quella sensazione di morbidezza che si sente sotto le dita più di quanto si veda allo specchio.

Una rassegna del 2018 dedicata proprio all’acqua di riso ne ha misurato in laboratorio l’attività antiossidante e la capacità di frenare l’elastasi, l’enzima che degrada l’elastina. Nello stesso lavoro, però, gli autori mettono le mani avanti: la letteratura scientifica sull’argomento resta scarsa rispetto alle promesse che circolano. È una precisazione da tenere a mente, perché le ricerche più incoraggianti riguardano estratti concentrati e fermentati di crusca — in uno studio su modelli cellulari e animali un estratto di questo tipo ha aumentato la sintesi di collagene ed elastina — e non il mestolo d’acqua rimasto sul fornello.

La maschera in quattro minuti

La versione domestica è la più semplice che esista e si prepara con quello che avete già in dispensa: un quarto di litro d’acqua, tre cucchiai di riso, un cucchiaio di miele e un goccio di latte. Il riso va lessato tre o quattro minuti, e l’acqua di cottura non si butta perché è metà dell’operazione. Si uniscono i chicchi ammorbiditi, l’acqua e il miele, si aggiunge il latte poco per volta e si lavora fino a ottenere una crema densa e omogenea, del colore del latte condensato. Si stende su viso e collo — e se ne resta, sul dorso delle mani — si lascia in posa un quarto d’ora, si risciacqua con acqua tiepida.

Tre accortezze cambiano il risultato più della ricetta. La prima: aspettate che il composto sia freddo, perché applicato tiepido è solo fastidioso e vasodilatatore. La seconda: fate una prova su una piccola zona dell’incavo del braccio prima di stenderlo su tutto il viso, soprattutto se avete pelle sensibile o a tendenza acneica, perché miele e latte non sono ingredienti neutri per tutte. La terza: preparatene poco e usatelo subito. Non c’è conservante, quindi il barattolo in frigo non è una scorta, è una scadenza.

Quello che potete aspettarvi, e quello che no

Al risciacquo la pelle appare più uniforme, compatta al tatto e visibilmente meno spenta: è l’effetto combinato di amido, umettanti e un momento di posa in cui, volenti o nolenti, siete state ferme quindici minuti. Non aspettatevi che le rughe se ne vadano. Nessuna preparazione fatta in casa colma una linea di espressione, e chi promette il contrario vi sta vendendo qualcosa. Il posto giusto per questa maschera è quello di una coccola idratante e illuminante, non di un trattamento correttivo. E resta una regola che vale sopra tutto il resto: nessun rimedio antiossidante sostituisce la protezione solare, che sui segni del tempo lavora più di qualunque impacco.

Dove incastrarla nella settimana

Una volta a settimana è la frequenza sensata, la sera, dopo la detersione e prima della crema. Evitate però la sera in cui usate retinolo o acidi esfolianti: gli attivi hanno bisogno di spazio e l’ordine con cui si reintroducono al rientro dalle vacanze ha le sue regole, sovrapporre non accelera niente. Per il resto valgono le stesse attenzioni delle maschere pronte, a partire da come si scelgono e dove si conservano.

Il momento migliore per prepararla è la sera in cui state già cucinando: mentre il riso sbollenta, il grosso del lavoro è fatto. Se il miele vi lascia una sensazione appiccicosa anche dopo il risciacquo, dimezzatelo e allungate con un cucchiaio in più di acqua di cottura. E tenete un barattolo di vetro pulito accanto al fornello: la prossima volta che scolate il riso per un’insalata, quell’acqua ha già una destinazione migliore del lavandino.