Nei preferiti di ognuna di noi c’è almeno un salvataggio di una foto con una piscina dentro: acqua ferma, due lettini, una pianta che sporge dal bordo e fa quell’ombra pulita che sembra dipinta. È una delle poche fantasie domestiche trasversali — non riguarda il lusso, riguarda l’idea di avere venti metri quadrati di casa in cui non si fa assolutamente niente.
Poi c’è chi la piscina ce l’ha davvero, e sa che la scena non si regge da sola. Perché una vasca circondata da piastrelle e basta somiglia più a un impianto sportivo che a un angolo relax, e perché il verde messo lì per intuito, senza pensarci troppo, si vendica: le foglie finiscono in acqua, le radici alzano il bordo, e ad agosto vi ritrovate con il retino in mano invece che dentro la piscina.
Prima di comprare una pianta per il bordo piscina, tre domande
Il ragionamento da fare in vivaio è più semplice di quanto sembri e si riduce a tre punti.
Il primo sono le radici. È l’errore che costa di più, perché si manifesta dopo cinque o sei anni e allora non c’è rimedio economico: apparati radicali importanti arrivano a sollevare la pavimentazione, deformare le tubature e, nei casi peggiori, compromettere la struttura della vasca. Tenete lontani dal bordo il ficus, la magnolia, l’eucalipto, il pioppo e soprattutto il salice piangente, che ha una vera attitudine a cercare l’acqua… e statene pur certi: la trova.
Il secondo sono le foglie. Tutto ciò che è leggero, piccolo o aghiforme al primo colpo di vento finisce in acqua e da lì negli skimmer, cioè nelle bocchette che raccolgono lo sporco in superficie. Pino, betulla e conifere in generale sono i colpevoli abituali; l’ulivo, per quanto sia bellissimo e mediterraneo, perde foglioline minute tutto l’anno ed è meglio tenerlo a distanza di rispetto. La regola pratica: privilegiate le sempreverdi a bassa perdita, che non hanno un momento dell’anno in cui si spogliano tutte insieme.
Il terzo sono i fiori. Le fioriture abbondanti e molto profumate hanno due controindicazioni: petali e polline galleggiano e sporcano, e il profumo richiama gli insetti proprio dove voi state a piedi nudi. Non significa rinunciare al colore, significa spostarlo: il fiorito sta bene qualche metro più in là, non a un passo dal bordo.
Le tre palette che funzionano davvero
Scelto cosa evitare, resta la parte bella. Ci sono sostanzialmente tre direzioni, e conviene sceglierne una sola: mescolarle è il modo più rapido per ottenere un giardino confuso.
La mediterranea è quella che invecchia meglio nella maggior parte dei giardini italiani, e chiede pochissima acqua: mirto, lentisco, rosmarino prostrato che ricade dai muretti, qualche graminacea per il movimento. Sta bene con pietra chiara, legno naturale e tessuti a righe o a pois — quell’immaginario da Riviera anni Sessanta che quest’anno è tornato prepotentemente anche nei costumi da bagno.
L’esotica è la più scenografica e regge benissimo il sole pieno: la palma nana, la Chamaerops humilis, resta compatta e non perde foglie stagionalmente; la strelitzia dà la nota grafica; il papiro e il banano ornamentale funzionano dove c’è umidità. Attenzione a una cosa sola: crescendo, le chiome non devono finire sopra lo specchio d’acqua, perché è il sole a scaldare la piscina e l’ombra permanente ve la raffredda.
La sempreverde da privacy è la scelta di chi ha vicini davvero vicini: pitosforo, viburno, photinia e ginepro formano una siepe che tiene il verde anche a gennaio, quando la piscina è coperta e il giardino, altrimenti, diventa desolante.
La distanza: il dettaglio che nessuno rispetta
Anche la pianta giusta, messa nel posto sbagliato, diventa un problema. Tenete un metro e mezzo come misura minima fra il bordo vasca e qualsiasi cosa piantata a terra o in vaso; per gli alberi, ragionate su quanto saranno larghi fra dieci anni, non su come sono adesso in vivaio.
Verificate che il terreno sia drenante, perché i ristagni fanno marcire le radici e, con l’andare del tempo, lavorano contro le strutture. Una pacciamatura decorativa — corteccia, ghiaia, lapillo — riduce le erbacce, trattiene l’umidità e ha il vantaggio pratico di non volare in acqua come fa la terra asciutta. E se avete una piscina fuori terra siete più libere di tutte: essendo rialzata, il rischio che foglie e petali finiscano dentro è nettamente minore.
Piscina con bambini e animali: quali piante evitare e quali no
Qui serve un’avvertenza controcorrente. L’oleandro compare in quasi tutte le liste di piante da piscina perché è resistente, fiorisce a lungo e non teme il caldo: è però una pianta tossica in ogni sua parte, e in un giardino frequentato da bambini o da animali non è la scelta più serena. Stesso ragionamento per le specie spinose e per quelle con aghi irritanti, che con la pelle bagnata danno più fastidio del previsto.
Sugli insetti, invece, una piccola alleanza funziona: citronella, menta e gerani odorosi tenuti in vaso vicino al solarium fanno il loro mestiere senza sporcare, e all’occorrenza li spostate dove vi serve.
Quanta manutenzione per la propria piscina? La risposta sorprende
Mezz’ora, non di più. La manutenzione è tutta qui: raccogliere quello che cade prima che affondi, perché una foglia in superficie si toglie in dieci secondi e una sul fondo richiede l’aspiratore; potare a fine estate per impedire ai rami di sporgersi sull’acqua; controllare gli skimmer una volta a settimana.
Un’ultima accortezza che riguarda voi più che le piante: l’acqua trattata si può usare per irrigare solo se i valori di cloro sono bassi e bilanciati, altrimenti fa danni. E se il cloro non è tenero con le foglie, figuriamoci con noi — come abbiamo già visto, le unghie tornano dall’estate sfaldate esattamente per questo motivo, e la doccia dopo il bagno non è un vezzo.
Dai “salvati” su Instagram alla realtà: il momento giusto è adesso
Se state pensando di sistemare il verde intorno alla vasca, non aspettate la primavera: le settimane fra fine estate e ottobre sono la finestra migliore per la messa a dimora, perché il terreno è ancora caldo e le piogge in arrivo fanno metà del lavoro di attecchimento al posto vostro. Piantato adesso, a giugno prossimo il vostro pitosforo sarà già una siepe vera — e non quella cosa esile che fa vergognare quando arrivano gli ospiti.





