Il video parte sempre nello stesso modo. Inquadratura dall’alto, la coda alla cassa, una borsa che resta aperta un secondo di troppo. Poi il fermo immagine, il cerchietto rosso, la scritta in grassetto. E sotto, puntuali, duemila commenti divisi in due squadre. Da una parte chi giura che se davvero si ha fame non si ruba quel prodotto lì. Dall’altra chi invita a non giudicare, perché nessuno sa cosa c’è dietro. Il dibattito si ripete identico da anni, con gli stessi argomenti e la stessa foga. La cosa curiosa è che una risposta esiste: sta in una classifica.
Il prodotto più rubato nei supermercati è una scatoletta
L’ultima fotografia dei furti nella grande distribuzione mette al primo posto il tonno in scatola. Non il parmigiano, non le bottiglie importanti, non i tagli pregiati del banco carne: il tonno. Subito dietro arrivano formaggi, vini e alcolici, caffè, salumi. Poi la lista cambia reparto e diventa un’altra storia: prodotti per l’igiene e la cura della persona, creme e sieri, biancheria intima, calzature, e in fondo pile, lampadine, accessori per stampanti. I numeri intorno a questa classifica non sono piccoli. Nel 2024 la merce sparita dagli scaffali della distribuzione moderna vale circa 4,12 miliardi di euro, pari all’1,2% dei ricavi annui. Le scatolette registrano un aumento dei furti del 90%, il caffè del 70%, i formaggi del 60%, i salumi del 40%. Quanto agli autori, poco più della metà sono clienti, spesso recidivi; il 47% è riconducibile a gruppi organizzati.
Perché il tonno, e perché le pile
Una scatoletta è piatta, non fa rumore, non sgocciola, non ha bisogno di frigorifero né di fornello, non scade la settimana dopo e sta in una tasca del cappotto. È il prodotto perfetto per chi ruba perché deve mangiare stasera. Le pile e gli accessori elettronici raccontano invece un’altra logica: costano poco, si nascondono in un pugno e si rivendono con facilità. Lo stesso vale per lamette, cosmetici e sieri, che hanno un prezzo a pezzo sorprendentemente alto. È qui che la classifica smonta entrambe le tifoserie dei commenti. Nello stesso elenco convivono la spesa di chi non arriva a fine mese e la merce destinata al mercato nero, e distinguere le due cose guardando trenta secondi di video ripreso da una telecamera a soffitto è, semplicemente, impossibile.
Anche i giudici guardano dentro la borsa
C’è un precedente che vale la pena conoscere prima di scrivere un commento. In un supermercato genovese un uomo senza fissa dimora mise in tasca due porzioni di formaggio e una confezione di würstel, per un totale di 4 euro e 7 centesimi, pagando alla cassa solo un pacco di grissini. Condannato nei primi due gradi, nel 2016 venne assolto perché aveva agito, scrissero i giudici, per far fronte a un’esigenza immediata e imprescindibile di alimentarsi. Il passaggio interessante è il ragionamento. La Corte si convinse anche osservando cosa fosse finito in tasca: cibi consumabili subito, non surgelati, che non richiedevano cottura. Tradotto: l’istinto di chi commenta “se hai fame rubi il pane, non altro” ha un cugino nobile in diritto. Resta però un’eccezione rarissima, riconosciuta in casi estremi e documentati; nella stragrande maggioranza delle situazioni il furto al supermercato resta un reato, per giunta con due aggravanti ricorrenti.
La cassa fai-da-te ha cambiato le regole
Otto insegne su dieci hanno ormai un’area self-service, e il conto è cambiato: secondo gli esperti del settore, con l’auto-scansione gli ammanchi crescono tra il 15 e il 30% rispetto alle casse presidiate, mescolando furti veri ed errori in buona fede. La bilancia che pesa la borsa, il software che rileva le mancate scansioni, la telecamera che segnala i movimenti anomali: tutto nasce da lì. E siccome a passare i codici siete voi, la responsabilità della spesa è vostra, così come vale la pena sapere cosa succede quando pagate in un modo piuttosto che in un altro.
Se il controllo tocca a voi
Qualche punto fermo, perché capita a tutte di sentirsi guardate male senza motivo. Tenete lo scontrino in mano fino all’uscita, non in fondo alla borsa: risolve il novanta per cento degli imbarazzi. Prima di pagare, date un’occhiata al numero di articoli sul display, che è il controllo più veloce contro la scansione saltata. Se ve ne accorgete dopo, tornate alla cassa e pagate: nessuno vi tratterà da ladra. Sul resto conviene avere le idee chiare. Gli addetti alla sicurezza non possono perquisirvi né frugare nelle vostre borse: quella facoltà è delle forze dell’ordine. Mostrare lo scontrino è una collaborazione volontaria, non un obbligo, anche se resta il modo più rapido per chiudere la questione in trenta secondi. Solo in caso di flagranza un privato può trattenervi e consegnarvi senza ritardo alle autorità. Un’ultima nota che riguarda tutte: quell’1,2% di merce sparita non evapora, rientra nei listini. Un motivo in più per sapere dove la spesa costa davvero meno e per tenere lo scontrino qualche giorno anche dopo aver messo via la spesa: serve per i resi, per i controlli sui prezzi e, all’occorrenza, per avere ragione senza alzare la voce.

