Sindrome da rientro, 3 segni in particolare ne soffrono ma c’è una buona notizia

Cancro, Vergine e Pesci faticherebbero di più a ripartire. Ma la stanchezza di settembre ha un'altra origine, e i rimedi valgono per tutte

Scorrete sullo schermo con il caffè ancora caldo, cercando il vostro segno tra quelli che a settembre faticano di più. Se siete Cancro, Vergine o Pesci, in questi giorni avete trovato la conferma che aspettavate: sono i tre segni che l’astrologia indica come i più provati dalla sindrome da rientro. E se siete Ariete o Bilancia, probabilmente vi siete riconosciute lo stesso, con quel misto di ironia e sollievo che accompagna ogni volta la lettura dell’oroscopo al mattino, anche da parte di chi giura di non crederci.

Dare un nome alla stanchezza consola, un po’ come cercare una parola rassicurante dalla cartomante di fiducia. Sulla fatica di settembre, però, quest’anno è arrivata anche una lettura meno poetica e molto più utile. Secondo lo psichiatra Vincenzo Barretta, direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli, la sindrome da rientro non è una diagnosi: chi torna stanco dopo due o tre settimane di ferie, spesso, ha semplicemente vissuto una vacanza che non è mai cominciata. La buona notizia è che per recuperare non serve ripartire: a volte bastano cento secondi davanti a una fontana.

Cancro, Vergine e Pesci: tre modi di vivere il rientro che conoscono tutte

Nella tradizione astrologica Cancro e Pesci sono segni d’Acqua, la Vergine è un segno di Terra, e a tutti e tre si attribuisce una sensibilità particolare ai cambi di ritmo. Tolte le stelle, restano tre situazioni che capitano a tutte, a prescindere dalla data di nascita.

C’è chi rientra con la nostalgia del nido: la casa al mare, le cene lunghe, le persone care sempre a portata di mano. Qui funziona la parola che gli psicologi ripetono ogni settembre, gradualità. L’Ordine degli Psicologi della Toscana la paragona alla guida: prima si inserisce la prima marcia, poi la seconda, senza correre. Tradotto: niente agenda piena nella prima settimana, e una serata tranquilla a casa vale più di tre aperitivi di recupero.

C’è poi chi rientra con la lista infinita, le mail arretrate e le pratiche lasciate a luglio. La tentazione è smaltire tutto il primo giorno, ed è proprio quella che amplifica l’ansia. Meglio scegliere poche priorità al giorno e accettare che il resto aspetti.

E c’è chi assorbe gli umori di tutti, dal collega nervoso alla chat di famiglia. Per chi si riconosce qui, il confine più semplice è anche il più efficace: limitare tablet e smartphone la sera, per restituire al sonno la sua parte.

Perché settembre pesa di più: le ferie in cui non abbiamo staccato davvero

Il punto sollevato riguarda tutti i segni. La sindrome da rientro non compare in alcun sistema diagnostico: riabituarsi a una routine dopo una pausa è un processo normale, con una durata breve. A renderlo più pesante di un tempo è il fatto che in vacanza non  stacchiamo quasi mai davvero. La posta resta a portata di dito, le conversazioni di lavoro scorrono sulle stesse app delle chat familiari e la reperibilità si spezzetta in piccole intrusioni da pochi secondi, che nessuno conta come lavoro. Ad agosto, è la sua sintesi, cambiamo luogo ma non ambiente.

Anche la ricerca va nella stessa direzione. Una meta-analisi pubblicata nel 2024 sulla rivista European Psychologist, che ha messo insieme tredici studi, conferma che le ferie migliorano il benessere, ma che il vantaggio si esaurisce in fretta: già dopo la prima settimana di lavoro le differenze rispetto a prima della partenza non sono più significative. Chi studia il fenomeno da anni lega i benefici soprattutto al relax e al distacco mentale dal lavoro vissuti durante la pausa, più che alle attività scelte.

Come superare la sindrome da rientro: le abitudini che aiutano davvero

Se l’effetto vacanza dura circa sette giorni, conviene usarli bene, con poche abitudini mirate. Il primo alleato è il sonno. Riportate gli orari di sveglia e di cena verso quelli abituali un po’ alla volta, invece di cambiarli di colpo la sera prima di tornare in ufficio. Se le ferie non sono ancora finite del tutto, lasciare uno o due giorni cuscinetto a casa prima di riprendere il lavoro aiuta a disfare le valigie senza l’affanno della prima mattina.

Il secondo è la luce del giorno. Dopo settimane all’aperto, passare alla luce artificiale dell’ufficio si sente: concedetevi pause fuori, anche brevi, magari usando la pausa pranzo per camminare. Anche il tempo di un caffè bevuto in piedi all’aria aperta, invece che davanti allo schermo, fa la sua parte.

Il terzo è il movimento regolare, una delle abitudini più sostenute dalle prove scientifiche per il benessere in generale. Non serve iscriversi a tre corsi in una settimana: una passeggiata quotidiana a passo svelto è già un buon inizio.

Il quarto riguarda proprio la lezione delle ferie a metà. Scegliete un momento della settimana in cui essere irraggiungibili sul serio, per esempio la domenica mattina, con le notifiche di lavoro silenziate e il telefono lontano dal divano. È un piccolo allenamento alla disconnessione, utile anche in vista delle prossime vacanze, qualunque sia il vostro segno.