La cartomante di fiducia e il bisogno di essere rassicurate: lo confessa Arisa ma riguarda un po’ tutte noi

C'è chi ne consulta una per ogni umore e chi lo fa di nascosto: dietro il gesto, lo stesso desiderio di sentirsi meno sole davanti all'incertezza

C’è un momento, di solito la sera, in cui vorremmo soltanto che qualcuno ci dicesse come andrà a finire. La relazione che non decolla, il lavoro appeso a un colloquio, la scelta che rimandiamo da settimane: davanti all’incertezza si accende il desiderio di una risposta chiara, una sola, pronunciata da qualcuno che sembri saperne più di noi. È in quello spazio sospeso che si infila la figura della cartomante. A riportarla sotto i riflettori è stata Arisa, cantante nota per la sua disarmante sincerità, che in una recente intervista ha raccontato di rivolgersi non a una, ma a diverse indovine di fiducia: una per ogni situazione, con preferenze precise a seconda dell’umore. Quando le serve una lettura più cinica, ha spiegato, sa esattamente chi chiamare. Detta così, strappa un sorriso. Ma sotto la battuta c’è qualcosa che riguarda molte di noi, ben più di quanto ci piaccia ammettere.

Perché cerchiamo qualcuno che ci legga il futuro

Rivolgersi alle carte non significa per forza crederci davvero. Molto più spesso è un modo per mettere in parola una paura che, detta a voce alta, fa meno spavento; per affidare a qualcun altro, anche solo per mezz’ora, il peso di una decisione che sentiamo troppo grande. È lo stesso impulso che ci fa cercare l’oroscopo appena sveglie, anche quando giuriamo di non crederci: non cerchiamo la profezia, cerchiamo un appiglio. Un modo per sentirci, per un istante, un po’ meno sole di fronte a ciò che non possiamo controllare.

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Immagine a scopo illustrativo realizzata con l’Intelligenza Artificiale © Mitindo

Un gesto antico che parla soprattutto di noi

La cartomante, la lettura dei fondi di caffè, la mano tesa all’amica che “ci sa fare”: sono riti che le donne si tramandano da generazioni, quasi sempre nei momenti di passaggio. Una storia che finisce, un trasloco, una perdita, una svolta che spaventa. In quei tornanti non è la previsione a farci bene, ma l’atto di fermarci, di raccontarci ad alta voce, di ricevere attenzione piena da qualcuno che ci ascolta senza fretta. Il valore, insomma, non sta nelle carte: sta nella pausa che ci concediamo per prenderci sul serio.

Quando a confessarlo è chi vive sotto i riflettori

Ed è qui che il gesto cambia peso a seconda di chi lo compie. Per noi resta una faccenda privata, sussurrata al massimo a un’amica davanti a un bicchiere di vino. Per una persona famosa, invece, diventa titolo, materia di ironia, occasione di giudizio: la stessa fragilità che a noi è concessa, a lei viene rinfacciata. Eppure sentirsi a pezzi in certi periodi non è una colpa da nascondere, tanto meno da giudicare in chi ha il coraggio di ammetterlo. Una confessione così, fatta senza imbarazzo, compie anzi un piccolo miracolo al contrario: racconta che dietro il successo, i palchi e gli applausi può nascondersi la stessa incertezza che conosciamo tutte, e che cercarsi un conforto — anche stravagante — non toglie nulla al talento. A volte serve che lo dica qualcuno di molto esposto perché ci sentiamo autorizzate a smettere di nasconderlo.

Come capire se è un conforto o è diventato un peso

La differenza, nella pratica, si vede da pochi segnali concreti. Un conforto sano è occasionale, vi lascia più leggere di come vi aveva trovate e non condiziona le scelte che contano davvero. I campanelli d’allarme sono altri: quando non riuscite più a decidere nulla — dal lavoro alle relazioni — senza prima “chiedere”; quando le sedute diventano frequenti e cominciano a incidere sul portafoglio; quando uscite dal consulto più in ansia di prima, invece che rasserenate. Se una figura del genere inizia a sostituire le persone reali della vostra vita, non vi sta rassicurando: vi sta isolando. Nel dubbio, provate prima le vie più semplici. Scrivete la domanda che vi tormenta per intero, nero su bianco, senza scorciatoie: spesso, nel formularla, capite già da sole cosa vorreste. Parlatene con qualcuno di cui vi fidate, che vi conosce e non vi legge la mano ma vi guarda in faccia. E se il pensiero è troppo pesante da portare da sole, cercare l’ascolto di un professionista è la scelta più adulta, non la meno coraggiosa. Poi, certo, potete comunque consultare la vostra indovina di fiducia: senza sensi di colpa, come un piccolo rito che vi appartiene. L’importante è ricordarsi una cosa sola, prima di rimescolare il mazzo: sul vostro futuro, l’ultima parola resta sempre e soltanto vostra.