Le tre del pomeriggio, le tapparelle abbassate dalla mattina, il ventilatore che gira a vuoto spostando aria tiepida da una parte all’altra del salotto e voi con una maschera fredda sul viso che cercate un po’ di sollievo. Fuori l’anticiclone africano non molla la presa e il bollettino delle ondate di calore continua a colorarsi di arancione e di rosso, con picchi che sfiorano i 40 gradi al Centro-Sud. In una casa senza condizionatore, in questi giorni che mettono la nostra pelle alla prova come non mai, si sopravvive per approssimazioni successive. E puntualmente, quando il termometro sale, riaffiora il rimedio della nonna riveduto e corretto dai video online: una bacinella di ghiaccio davanti alle pale, e il gioco è fatto. La buona notizia è che qualcosa succede davvero. La meno buona è che succede per ragioni diverse da quelle che immaginiamo, e questo cambia parecchio il modo in cui conviene usarlo.
A raffreddare è il ghiaccio, non il ventilatore
Partiamo dal punto che quasi tutti saltano: un ventilatore non abbassa di un solo grado la temperatura di una stanza. Anzi, il motore ne aggiunge un pizzico. Quello che fa è muovere l’aria sulla pelle e accelerare l’evaporazione del sudore: voi vi sentite meglio, il termometro sul comodino resta dov’era. Il ghiaccio, invece, lavora sul serio: per sciogliersi sottrae calore all’aria circostante. Mettendolo davanti alle pale, il ventilatore non fa altro che distribuire in giro quel po’ di aria raffreddata. È una combinazione che regge, ma con rese modestissime e variabili: dipende dalla quantità di ghiaccio, dai metri quadri della stanza, da quanto scottano i muri esposti a ovest. Aspettarsi il colpo d’aria di uno split è la ricetta perfetta per rimanere deluse.
Il paradosso del freezer
C’è poi un dettaglio che rovina la festa e che quasi nessuno racconta: il ghiaccio non nasce dal nulla. Il congelatore lo produce togliendo calore all’acqua, e quel calore lo scarica nella stanza. Se il freezer è in cucina e la cucina è a due passi dal salotto, state semplicemente spostando le calorie da una parete all’altra della stessa casa. In un monolocale, il bilancio rischia di essere in pari. Tradotto in pratica: il trucco ha senso se il ghiaccio lo producete di notte, quando l’appartamento è già più fresco e la bolletta pesa meno, e se lo usate in una stanza diversa da quella dove sta il congelatore. In un bilocale, la camera da letto è la candidata naturale.
La versione che regge davvero fino a sera
Dimenticate la bacinella di cubetti, che si scioglie in mezz’ora. La soluzione più solida sono cinque o sei bottiglie di plastica riempite d’acqua per tre quarti (l’acqua congelando si espande: riempirle fino all’orlo significa ritrovarle scoppiate) e messe in freezer la sera prima. Il ghiaccio in blocco cede freddo molto più a lungo dei cubetti. Qualche accorgimento che fa la differenza:
- disponete le bottiglie su un vassoio con un asciugamano sotto: la condensa è abbondante e i pavimenti in legno non la perdonano;
- tenetele davanti alle pale, non sopra il ventilatore, e a una ventina di centimetri: acqua ed elettricità restano una cattiva idea;
- evitate i secchi pieni d’acqua e ghiaccio nella traiettoria del getto, per lo stesso motivo;
- puntate il flusso verso l’alto e leggermente di lato, non addosso: il fresco si distribuisce meglio e vi svegliate senza il collo bloccato.
Il trucco vero è la casa, non il ventilatore
Qui arriva la parte che vale più di tutte le bottiglie del mondo. Una stanza fresca è una stanza che non ha accumulato calore, e l’accumulo si combatte prima: tapparelle e persiane chiuse dalle dieci del mattino sulle finestre esposte a sud e sud-ovest, tende chiare o oscuranti su quelle che restano scoperte, luci accese il meno possibile, forno rigorosamente spento. Poi, appena l’aria esterna scende sotto quella interna — di solito dopo le undici di sera — si apre tutto e si crea corrente. Ed è in quel momento che il ventilatore dà il meglio: non puntato su di voi, ma verso la finestra aperta, a spingere fuori l’aria calda che ristagna. È il gesto più controintuitivo e il più efficace di tutti.
Quando invece conviene spegnere
Un’avvertenza che vale la pena tenere a mente. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, quando si superano i 35 gradi con umidità elevata il ventilatore può diventare poco utile e persino controproducente, soprattutto per gli anziani e per chi ha problemi cardiocircolatori: muove aria rovente e satura contro la pelle, il sudore non evapora più e il corpo fatica a disperdere calore. In quelle condizioni, panni bagnati su polsi e nuca, docce tiepide e idratazione costante fanno molto di più. Sul fronte consumi potete stare tranquille: un ventilatore da 30-60 watt acceso otto ore costa qualche decina di centesimi a notte. Il vero costo, semmai, è l’illusione. Congelate le bottiglie stasera, sistematele in camera, ma chiudete le tapparelle domattina alle dieci: è quel gesto lì, non il ghiaccio, a farvi guadagnare i due gradi che vi cambiano la notte.

