Uscite dal cinema e per qualche minuto la testa resta lì, dentro quel mare, quella scalinata, quella città che avete appena visto sullo schermo. Poi arriva il pensiero, sempre lo stesso: e se ci andassi davvero? Non siete le sole. Da qualche anno esiste perfino una parola per questo desiderio, set-jetting, cioè il turismo che insegue i set dei film e delle serie, scegliendo la meta delle vacanze in base a ciò che si è amato guardando. E con l’Odissea di Christopher Nolan arrivata ora nelle sale, il Mediterraneo del mito è tornato in cima alla lista dei desideri.
Cos’è il set-jetting (e perché ci caschiamo un po’ tutte)
Il meccanismo è semplice e antico. Una storia ci emoziona, e noi vogliamo abitarla anche solo per un pomeriggio: camminare dove hanno camminato i personaggi, ritrovare la stessa luce, riconoscere l’angolo esatto di una scena. Il cinema lo sa da sempre. Venezia, per dire, deve una fetta del suo immaginario romantico alle pellicole che l’hanno usata come terza protagonista: c’è chi ancora oggi cerca il Canal Grande e le logge di Rialto inseguendo le atmosfere di The Tourist, il thriller del 2010 con Johnny Depp e Angelina Jolie girato tra quei palazzi. Il punto non è il film in sé, ma il modo in cui trasforma un luogo reale in un posto che sentiamo già nostro prima ancora di arrivarci.
Il Mediterraneo di Ulisse, tra Sicilia e Grecia
L’Odissea di Nolan, con Matt Damon nei panni di Ulisse, è stata girata quasi interamente dal vero, e questo la rende una mappa di viaggio pronta all’uso. In Sicilia il cuore delle riprese è stata Favignana, nelle Egadi, con il suo Castello di Santa Caterina a picco sul mare: ci si arriva in traghetto da Trapani o Marsala in tempi che vanno dai dieci ai quarantacinque minuti. Poco più a nord ci sono le Isole Eolie — Lipari, Vulcano con i suoi crateri sulfurei e i fanghi caldi — raggiungibili da Milazzo e Messina. Sull’altra sponda dello Ionio c’è la Grecia più omerica: le isole di Cefalonia e Zante, che si toccano in traghetto dal porto di Kyllini in poco più di un’ora, e la costa del Peloponneso, dove spiccano il castello di Methoni sospeso sull’acqua e la mezzaluna perfetta della spiaggia di Voidokilia, vicino a Pylos. Chi vuole allungare il viaggio può spingersi fino al Marocco, tra il ksar di Aït Benhaddou, patrimonio UNESCO, e i souk di Marrakech.

Foto EPA
Quando andare e come muoversi
Qui arriva la parte pratica. Sicilia e isole greche danno il meglio in tarda primavera e all’inizio dell’autunno: maggio, giugno e settembre regalano mare già (o ancora) godibile, prezzi più umani e soprattutto meno folla rispetto ad agosto, quando le Egadi e le Eolie si riempiono e i traghetti vanno prenotati con largo anticipo. Un consiglio che vale doppio: trasformate la traversata in parte della vacanza invece di subirla. Attraversare quel tratto di Mediterraneo al tramonto, con le isole che compaiono all’orizzonte, è già metà dell’esperienza, la stessa logica dei viaggi pensati per rallentare. Se invece cercate soprattutto la Sicilia, sappiate che l’onda del grande schermo la sta riportando in cima alle mete italiane dell’estate: prenotate alloggi e mezzi con qualche settimana di margine.
Il set-jetting è arrivato anche ai cartoni
La cosa più curiosa è che questo tipo di viaggio ha smesso di riguardare solo film e serie con attori in carne e ossa. Da anni i fan degli anime giapponesi partono per ritrovare, nella realtà, gli scorci disegnati nelle loro scene preferite: in Giappone lo chiamano seichi junrei, letteralmente “pellegrinaggio ai luoghi sacri”. Il caso più famoso è una scalinata, quella del santuario Suga, nel quartiere di Yotsuya a Tokyo, dove si chiude Your Name (Kimi no Na wa) di Makoto Shinkai, uno dei film d’animazione più amati dell’ultimo decennio. È a otto minuti a piedi dalla stazione di Yotsuya-Sanchome, si visita gratis, e per ritrovare la stessa luce del film conviene andarci nel tardo pomeriggio. Chi ha amato la campagna di quella storia può spingersi fino alla regione di Hida, sulle Alpi giapponesi, raggiungibile da Tokyo in circa quattro ore tra treno ad alta velocità e linea locale. Gli appassionati di Slam Dunk, il celebre anime sul basket, aspettano invece pazienti il passaggio a livello di Kamakura, sulla linea Enoden, per fotografare il trenino verde nel punto esatto della sigla.
Il piccolo trucco per non restare delusi
Un’ultima cosa, da amiche. Prima di partire salvate sul telefono qualche fotogramma delle scene che amate: sul posto, tenere l’immagine accanto alla vista reale aiuta a trovare l’inquadratura giusta e regala lo scatto perfetto. Andateci con la luce giusta, spesso quella del tardo pomeriggio, e ricordate che molti di questi luoghi sono quartieri abitati, santuari veri, paesi minuscoli: meritano rispetto e voce bassa. Perché il bello del set-jetting non è spuntare una casella, ma scoprire che dietro l’inquadratura c’è un posto vivo, che continua a esistere anche quando la cinepresa se n’è andata.

