Il taglio di settembre è una specie di resa dei conti: si entra in salone con la foto salvata a luglio e si esce con la sensazione di aver appena firmato un contratto per i prossimi tre mesi. Quest’anno, però, la foto che state per mostrare è probabilmente già vecchia. Perché il caschetto lucido e millimetrico, quello che chiedeva venti minuti di piastra ogni mattina, in passerella non c’è quasi più.
Nei backstage il liscio è finito in minoranza
Alle sfilate autunno-inverno 2026-27 di Milano e Parigi la direzione era la stessa su quasi tutte le teste: onde, volume, movimento interno. Non chiome trascurate, ma tagli costruiti per cadere bene da soli, con quella finitura vissuta che sembra improvvisata e invece è calcolata al millimetro. Da Celine, per fare l’esempio più chiaro della stagione, sono passati sia un micro bob nettissimo sia uno shag morbido con scalature leggere intorno al viso, volume sulla parte alta e lunghezze più giocose sulla nuca: due estremi che raccontano bene il momento.
L’ispirazione dichiarata guarda agli anni Settanta e Novanta, ma senza travestimento: scalature strategiche al posto delle linee nette, frange trattate come accessori, lunghezze che restano femminili. Se lo shag vi suona misterioso, è semplicemente il taglio scalato di eredità rock, tutto strati e frangia; il lob, altra sigla che sentirete spesso, è il caschetto lungo che arriva alla clavicola.
I tagli della stagione, tradotti
Tra i medi comanda il modern shag: si ferma tra la spalla e il petto, gioca tutto sulle scalature e spesso porta una frangia a tendina. Su capelli mossi o ricci funziona benissimo perché non li combatte, li amplifica. Chi ha il capello fine e teme di svuotarlo troppo può chiedere la versione soft, con strati meno decisi.
Chi non vuole rinunciare alla lunghezza ha due strade: il taglio supermodel anni Novanta, punte piene e strati lunghi che aprono il viso, e il butterfly cut, che concentra il volume sulla parte alta e media della chioma con l’effetto ali intorno al volto. Entrambi danno il meglio su capelli medio-spessi: su chiome sottili gli strati vanno tenuti gentili, altrimenti il risultato è quattro fili sulle spalle.
Nel mezzo sta il lob, e in particolare la sua versione con le punte girate verso l’esterno: lunghezza qualche centimetro sotto la clavicola, punte lavorate, pochissime scalature. È il compromesso che sta bene quasi a chiunque. Sul corto, infine, il pixie rigido lascia il posto al pixie lungo, con nuca e lati corti e tanta lunghezza sul ciuffo, e alle sue varianti che mescolano caschetto e mullet in chiave morbida.
Su quale viso, e come farlo respirare
Capello fine? Lob, lob con punte girate o pixie lungo: il volume concentrato alle radici e le punte piene aiutano l’occhio. Capello spesso, mosso o riccio? Shag e butterfly alleggeriscono il peso e fanno respirare le onde. Viso tondo? Meglio superare la linea della mandibola e tenere il volume in alto, non ai lati: il caschetto che si ferma esattamente sulle guance allarga.
Per la piega, tre gesti bastano. Sui tagli scalati: mousse volumizzante sulle lunghezze umide, diffusore a bassa velocità, dita per separare le ciocche e un velo di spray texturizzante alla fine. Sui lunghi da supermodel: spazzola tonda grande, asciugatura con le ciocche dirette lontano dal viso e le frontali fissate in bigodini finché non si raffreddano. Sul lob: asciugatura a testa in giù con spray alle radici, poi onde morbide e pettine a denti larghi.
Come farlo andare a braccetto con il guardaroba
Qui arriva la parte che riguarda l’armadio, e che quasi nessuno considera prima di sedersi sulla poltrona del parrucchiere. Il dolcevita, capo cardine dell’autunno, si mangia i caschetti corti: se i maglioni a collo alto sono la vostra divisa, o restate almeno due dita sotto la clavicola, oppure salite decise sopra la mandibola. Le vie di mezzo spariscono nella lana.
I cappotti con la spalla strutturata chiedono volume in testa per non schiacciare la figura, ed è esattamente quello che questi tagli offrono: evitate però la lunghezza che si ferma sulla linea della spalla, perché crea un gradino. Le ciocche che incorniciano il viso vanno tenute fuori dal collo del cappotto, altrimenti il taglio non si vede proprio. E poi gli orecchini: micro bob e pixie lungo liberano l’orecchio e aprono la stagione dei pendenti importanti, mentre con lo shag scalato conviene restare su cerchi sottili, che non si impigliano. Vale anche per le mezze stagioni improbabili: il volume regge meglio del liscio quando l’umidità fa quello che vuole.
Il consiglio da portare in salone
Non mostrate una sola foto: portatene tre, fronte, lato e nuca, perché il vostro parrucchiere deve vedere la forma, non l’inquadratura. E dite il nome del taglio insieme alla tecnica (“lob alla clavicola con ciocche morbide intorno al viso e poca scalatura”) invece della sola etichetta. Poi mettete in conto la manutenzione, perché è lì che questi tagli si giocano tutto: i corti spettinati vanno ritoccati ogni 4-6 settimane, i medi scalati reggono 8-10 settimane, i lunghi arrivano anche a 10-12 se curate punte e idratazione. Chi salta l’appuntamento non torna al caschetto netto: si ritrova con una forma che non è più niente. E quello, in una stagione che si gioca sui volumi, si nota.





