Il benessere che si beve: adattogeni, matcha e caffè ai funghi funzionano davvero?

Adattogeni, tè verde e le miscele ai funghi promettono calma ed energia in una sola tazza: cosa aspettarsi davvero e come farli entrare nelle vostre giornate

C’è un momento della giornata che ci appartiene davvero e che ci riconnette con noi stesse: ed è quello della tazza. La prima del mattino, quella che rimanda l’inizio delle cose; o quella del pomeriggio, che spezza le ore e ci concede una tregua. È lì, in quel piccolo rito privato, che negli ultimi tempi si è insinuata una nuova compagnia: polveri color ambra, verdi accesi, sfumature di bosco. Radici che promettono calma, foglie che promettono lucidità, funghi che promettono energia senza affanno. Il benessere, insomma, ha imparato a bersi. E se l’idea vi incuriosisce — o vi lascia un filo scettiche — vale la pena capire cosa c’è davvero dentro queste tazze.

Adattogeni, le radici che tengono testa allo stress

Cominciamo dalle protagoniste del momento. Il nome sa di laboratorio, ma la storia è più antica di quanto sembri: la parola “adattogeno” nasce a metà del Novecento per descrivere quelle piante che aiutano il corpo a reggere l’urto dello stress senza stravolgerne l’equilibrio. Le due che sentirete nominare più spesso sono la rhodiola e l’ashwagandha. La prima ha dalla sua persino un riconoscimento ufficiale in Europa per il sollievo temporaneo di stanchezza e affaticamento; la seconda è quella a cui gli studi attribuiscono un effetto calmante, con qualche riscontro sull’ansia e sul cortisolo, l’ormone dello stress. Con un’accortezza che vale la pena tenere a mente, però: “naturale” non è sinonimo di “per tutte”. Tanto che in un Paese europeo la vendita dell’ashwagandha è finita sotto la lente ed è stata limitata. Meritano curiosità, insomma, non fede cieca.

Tè verde e matcha: il grande classico che non tramonta

Se gli adattogeni sono la moda del momento, il tè verde è l’eleganza che non passa mai. Dietro il suo colore c’è una famiglia di antiossidanti — le catechine — a cui si accompagna la teanina, un piccolo aminoacido che, insieme alla caffeina, regala quella sensazione di calma sveglia: concentrate ma non agitate. È il segreto del fascino del matcha, che del tè verde è la versione più intensa e vellutata, perché si ottiene macinando la foglia intera invece di lasciarla semplicemente in infusione. Un promemoria da amica: la tazza è una cosa, le capsule di estratto ultra-concentrato un’altra, e queste ultime è meglio non prenderle a stomaco vuoto. E se seguite una terapia per il colesterolo, sappiate che il matcha può interferire con alcuni farmaci — un motivo in più per parlarne, all’occorrenza, con chi vi segue.

Il caffè ai funghi, senza pregiudizi

Poi c’è la novità che fa più discutere: il cosiddetto caffè ai funghi. Niente di stravagante — si tratta di funghi “funzionali”, come l’hericium (la criniera di leone), il reishi e il cordyceps, usati da secoli nelle tradizioni orientali e oggi ridotti in polvere e mescolati al caffè. Il vantaggio più immediato è anche il più concreto: contenendo il fungo poca o nessuna caffeina, la tazza risulta più leggera, spesso con circa la metà della “sveglia” di un espresso. Perfetta per chi ama il rito del caffè ma vorrebbe un po’ meno nervosismo. Sul resto — memoria, lucidità, difese — le promesse sono seducenti, ma qui la sincerità è d’obbligo: la ricerca è ancora giovane, e gran parte di ciò che si legge va accolto come un’attesa fiduciosa, più che come una certezza.

Come portarle nella vostra giornata, con leggerezza

La buona notizia è che inserirle è più facile che pronunciarne i nomi. Un cucchiaino di adattogeni si scioglie in un latte caldo speziato, in un frullato o nel porridge del mattino; il matcha diventa un latte tiepido, un tocco nei dolci fatti in casa o una bevanda fredda e dissetante per l’estate; il caffè ai funghi prende semplicemente il posto della tazza di sempre, per chi vuole alleggerire. Il consiglio più prezioso, però, non riguarda l’ingrediente ma il gesto: introducetene uno alla volta, in piccole quantità, e ascoltatevi. Perché il primo, vero effetto calmante non arriva dalla radice esotica, ma da quei cinque minuti in cui vi fermate a preparare qualcosa di caldo e lo sorseggiate con calma — la stessa tregua che regala un rituale rilassante prima di un momento impegnativo. E nei giorni in cui vi sentite comunque a terra, ricordate che certi cali di energia hanno cause precise e non sono una vostra mancanza. Un’ultima parola, di quelle che si dicono tra amiche prima di lasciarsi: adattogeni e funghi non sono caramelle. Se aspettate un bambino, allattate, prendete farmaci o convivete con qualche disturbo, una chiacchierata con il vostro medico prima di far entrare queste polveri nella routine vale più di ogni promessa scritta sull’etichetta. Poi, però, concedetevi la vostra tazza senza sensi di colpa: perché a prendersi cura di voi, il più delle volte, è il gesto ancora prima dell’ingrediente.