Il depuratore che “rifà” l’acqua: Xiaomi ci aggiunge sei minerali

Nove stadi di filtrazione, sei minerali aggiunti e un rubinetto con display: come funziona il nuovo depuratore e perché in Italia la domanda è un'altra

Le casse d’acqua in fondo alle scale, il bancale nel ripostiglio, la scoperta puntuale che sono finite proprio la domenica sera. Chi ha smesso di comprare bottiglie l’ha fatto quasi sempre per logistica prima che per convinzione, e chi non ha smesso di solito ha una ragione precisa: il sapore del rubinetto di casa non gli piace, punto.

Su questa esitazione molto concreta è stato costruito un apparecchio appena presentato in Cina, che porta il ragionamento un passo più in là. Non si limita a “togliere cose” dall’acqua: dopo averla ripulita, ce ne rimette dentro altre. Sei, per la precisione. Vediamo di cosa si tratta.

Come funziona: nove passaggi e due rubinetti in uno

Il cuore è un sistema a osmosi inversa, cioè una membrana con maglie talmente fitte da lasciar passare praticamente solo le molecole d’acqua, trattenendo metalli pesanti, batteri, cloro residuo e calcare. È lo stesso principio dei depuratori sottolavello più seri, qui articolato su nove stadi di filtrazione.

Il problema noto di questa tecnologia è che, togliendo tutto, toglie anche i sali minerali. Da qui la seconda metà del progetto: un modulo che li reintroduce a rilascio lento. All’atto pratico si sceglie fra due erogazioni, acqua depurata e acqua mineralizzata, la prima pensata per lavare il riso e la verdura o riempire gli elettrodomestici, la seconda per bere e cucinare. Il rubinetto ha un piccolo schermo che mostra la durezza residua e lo stato dei filtri, e l’apparecchio si collega all’app di casa. C’è anche un sistema che fa circolare l’acqua nei tubi durante le ore di inattività: serve a evitare il ristagno notturno, così il primo bicchiere del mattino si beve senza lasciar scorrere il rubinetto per mezzo minuto. La portata dichiarata è di circa tre litri e mezzo al minuto, un bicchiere in tre secondi.

I sei minerali, e cosa dice esattamente l’azienda

I minerali reintrodotti sono stronzio, zinco, calcio, magnesio, potassio e ioni bicarbonato. L’azienda dichiara di mantenere lo stronzio stabile a 0,2 milligrammi per litro o sopra, che è la soglia indicata come requisito per l’acqua minerale, e sostiene di ottenerlo senza additivi chimici artificiali. La formula viene presentata come ispirata all’acqua di Bama, una regione cinese associata alla longevità.

Qui serve una precisazione onesta, perché è il punto in cui la comunicazione commerciale corre più veloce dei dati: le affermazioni sui benefici per la salute e sull’efficacia della filtrazione arrivano dall’azienda e non risultano verificate in modo indipendente. Vale la stessa prudenza che conviene applicare a qualsiasi elettrodomestico venduto con un argomento salutistico, nell’una e nell’altra direzione: né panico né entusiasmo, ma la voglia di leggere i numeri.

Quanto costa, e quanto costa tenerlo

Il listino è di 2.199 yuan, intorno ai duecentosettanta euro al cambio, con un prezzo promozionale iniziale leggermente più basso. Le vendite partono il 15 settembre e per ora riguardano soltanto il mercato cinese: non c’è alcuna conferma di un arrivo internazionale, quindi in Italia, oggi, non si compra.

La voce più interessante è però quella dei ricambi, che è dove questi apparecchi si fanno pagare davvero nel tempo. La membrana principale è dichiarata per otto anni e costa circa 1.099 yuan, quindi più o meno la metà dell’apparecchio. Il pre-filtro va sostituito ogni due anni e costa 299 yuan, sotto i quaranta euro. L’azienda stima un costo di esercizio nell’ordine di pochi centesimi al giorno, e dichiara un’efficienza idrica del 77,8 per cento: significa che una parte dell’acqua in ingresso viene comunque scartata, come accade con tutti i sistemi a osmosi.

Perché in una casa italiana la domanda cambia

Ed eccoci al punto che riguarda voi più della scheda tecnica. In Italia l’acqua di rete è potabile e sottoposta a controlli regolari, e in moltissimi comuni si può bere così com’è. Il problema, quando c’è, quasi mai è la mancanza di minerali: è il sapore di cloro, il calcare che intasa la caldaia e i bollitori, oppure una colonna montante vecchia che rovina un’acqua arrivata buona fino al portone.

Sono tre problemi diversi con tre soluzioni diverse, e nessuna richiede duecentosettanta euro. Per il cloro, che è solo una questione di gusto, bastano una caraffa filtrante o un filtro a carboni attivi da avvitare al rubinetto, spesa da poche decine di euro. Per il calcare serve un addolcitore, che è un altro apparecchio. Per il sospetto sulle tubature, il primo passo è gratuito: le analisi dell’acqua erogata sono pubblicate dal gestore idrico e si trovano online, e leggerle prima di comprare qualcosa è il consiglio che vale più di tutti gli altri.

A chi serve e a chi no

Un impianto a osmosi con rimineralizzazione ha senso in una famiglia che consuma molta acqua da bere, ha verificato un problema reale in casa e vuole smettere del tutto con le bottiglie: in quel caso il conto torna nel giro di qualche anno, bottiglie e trasporto compresi. Non ha senso comprarlo per inseguire una formula minerale particolare, perché quella la si sceglie anche allo scaffale spendendo molto meno. E se l’acqua del vostro rubinetto vi piace già, la notizia migliore è che potete continuare a berla e basta.