Cellulari pieghevoli: nei k-drama li usano da anni e ora tocca all’iPhone

Le previsioni parlano di oltre dieci milioni di pezzi nel primo anno, ma il telefono che si apre a libro in Corea e in Cina è già un'abitudine quotidiana

Succede sempre allo stesso punto della puntata: la protagonista tira fuori il telefono dalla borsa e invece di sbloccarlo lo apre, come un’agendina, e sullo schermo grande arriva la videochiamata che cambia tutto. Se guardate serie coreane quel gesto lo conoscete a memoria, e probabilmente non vi siete mai chieste perché lì sembri normalissimo mentre da noi un telefono che si piega ha ancora l’aria del prototipo. La risposta breve è che in Corea normale lo è davvero. Quella lunga passa da Cupertino, dove il 9 settembre è atteso il primo iPhone a libro e dove gli analisti stanno già facendo i conti.

Perché in Corea e in Cina lo smartphone pieghevole è già un’abitudine

I numeri raccontano due mondi diversi. In Corea del Sud l’ultima generazione di pieghevoli Samsung ha raccolto circa 1,44 milioni di prenotazioni in una sola settimana di prevendita, contro 1,04 milioni della serie precedente: parliamo di un Paese da poco più di cinquanta milioni di abitanti. In Cina, nel 2025, sono stati spediti circa dieci milioni di telefoni pieghevoli con una crescita del 9,2%, mentre il mercato cinese degli smartphone nel suo complesso arretrava leggermente. Detto altrimenti: lì il pieghevole non è la stranezza, è l’unica cosa che cresce.

C’è anche un motivo che ha poco a che fare con la tecnologia e molto con quello che guardate la sera. Dal 2019 il telefono a conchiglia e quello a libro compaiono in praticamente ogni serie coreana di richiamo: sono passati per le mani dei protagonisti di Itaewon Class, Thirty-Nine, Our Blues, Business Proposal, spesso con inquadrature che sono a tutti gli effetti piccole dimostrazioni d’uso. Anni di posizionamento hanno fatto quello che nessuna scheda tecnica riesce a fare: hanno reso quel gesto desiderabile prima ancora che utile.

iPhone pieghevole, cosa dicono le previsioni sul primo anno di vendite

Qui entra Apple, e le stime sono generose. Secondo IDC il primo iPhone pieghevole dovrebbe superare i dieci milioni di unità spedite nei primi dodici mesi, abbastanza per diventare il marchio numero uno della categoria appena entrato in gara. Ancora più interessante è il contesto: senza quel debutto il segmento dei pieghevoli avrebbe chiuso il 2026 in calo a doppia cifra, mentre con Apple in campo la previsione diventa una crescita del 12,6%, intorno ai 22,9 milioni di pezzi, con un ulteriore +18% atteso nel 2027.

Vale la pena leggerlo per quello che è: è una scommessa, non un dato di vendita. Nella prima metà del 2026 le spedizioni globali di pieghevoli sono calate di oltre il 20%, trascinate soprattutto dai modelli a conchiglia, e il leader mondiale della categoria oggi è Huawei, non Samsung. Gli analisti scommettono che sia Apple, arrivando per ultima, a sdoganare la cosa: esattamente come successe nel 2007 con il touchscreen, che non aveva inventato lei.

Quanto costerà l’iPhone pieghevole e perché quest’anno i prezzi salgono per tutti

Sul prezzo l’ottimismo si raffredda un po’. Le stime parlano di un listino medio intorno ai 2.500 dollari, con le configurazioni più capienti che potrebbero avvicinarsi ai 3.000. Convertito e appesantito dall’IVA, in Italia significa una soglia ben oltre i duemila euro: una fascia che finora, per un telefono, semplicemente non esisteva.

E non è un caso isolato. La carenza di memorie, gli stessi chip che servono alle funzioni di intelligenza artificiale, sta spingendo in alto i listini di tutto il settore: il prezzo medio di uno smartphone nel 2026 è stimato intorno ai 581 dollari, quasi il 28% in più in un anno solo. Se stavate rimandando il cambio di telefono aspettando che scendesse qualcosa, questo è l’anno sbagliato per aspettare.

A chi serve davvero un telefono che si apre a libro, e a chi conviene lasciar perdere

Nell’uso quotidiano un pieghevole a libro cambia tre cose. Leggere diventa un altro sport: un ebook, un PDF di lavoro, una ricetta lunga o due chat affiancate su uno schermo da tablet sono un altro vivere rispetto al passaggio continuo fra app. Le videochiamate si reggono da sole, perché il telefono sta in piedi piegato a metà. E la fotocamera principale, quella buona, si può usare per i selfie sfruttando lo schermo esterno come mirino.

In cambio si accettano tre compromessi concreti: il peso, che si sente dopo mezza giornata in borsa; l’autonomia, che con un display grande acceso a lungo scende più in fretta di quanto siete abituate; e la cerniera, che resta la parte più delicata dell’oggetto e che nessun produttore ha ancora reso indistruttibile. Aggiungete che la scelta delle custodie è ridotta e che le riparazioni dello schermo interno costano care.

Il consiglio pratico è banale ma vi risparmia dispiaceri: se un telefono da oltre duemila euro entra nella vostra borsa, mettete in conto anche cosa succede il giorno in cui non c’è più, e attivate le protezioni antifurto il primo giorno, non il giorno dopo. E se invece la tentazione nasce soprattutto dallo schermo grande e dalla voglia di un telefono che sembri finalmente vostro, a volte basta molto meno per ottenere lo stesso effetto.