Il telefono ora vi chiede «posso?»: e no, non è una scocciatura

Prima che l'AI entri in azione, sul telefono compare un avviso: cosa viene inviato davvero e perché conviene non tappare «ok» per abitudine

Il telefono è, senza che ce ne accorgiamo, l’oggetto più personale che abbiamo. Ci scegliamo lo sfondo come si sceglie il colore di una parete, sistemiamo le app come i libri su una mensola, decidiamo persino il suono che ci sveglia. È nostro fin nei dettagli. Ecco perché fa un certo effetto quando, un giorno, il telefono si ferma un attimo e ci chiede una cosa che di solito non chiede: il permesso. Sta succedendo con le nuove funzioni di intelligenza artificiale della suite creativa di Apple, dove prima di generare un’immagine o un piccolo grafico compare un avviso. E vale la pena capirlo, perché dietro quella finestra c’è più di quanto sembri.

Cosa dice davvero quel messaggio

La sostanza è semplice. Quando chiedete all’app di creare per voi un’immagine o una forma, quella richiesta non resta dentro il telefono: viaggia fino a un server di Google, cioè uno di quei grandi computer a distanza che fanno il lavoro pesante. L’avviso serve proprio a dirvelo. La buona notizia è che parte pochissimo: solo il prompt, cioè il testo che scrivete per chiedere qualcosa (o l’immagine che volete modificare), e nient’altro dei vostri file. Quei dati, inoltre, non vengono usati per addestrare l’intelligenza artificiale né conservati dopo: servono per quella singola richiesta e basta.

Perché è una buona notizia (anche se sembra una scocciatura)

Verrebbe da sbuffare e tappare subito «ok». Eppure quel messaggio è un piccolo gesto di rispetto, di quelli rari: per una volta la tecnologia vi chiede il permesso invece di agire di nascosto. Fino a ieri molte cose accadevano in silenzio, dietro le quinte; adesso siete voi a decidere, richiesta per richiesta. È la stessa idea di intimità di cui parlavamo a proposito dello sfondo, la cosa più personale del telefono: se quell’oggetto è così nostro, è giusto che ci avverta prima di mandare qualcosa fuori. Non è una scocciatura, è controllo restituito a chi lo usa.

Come gestirlo, senza pensieri

Nella pratica è tutto molto gestibile. Potete accettare l’avviso una volta sola, oppure impostarlo su «accetta sempre» se usate spesso quelle funzioni e non volete rivederlo ogni volta. Se invece preferite non passare per i server esterni, potete semplicemente non usare quella funzione: è isolata a quella singola app, quindi il resto del telefono non ne risente. Un paio di accortezze utili: nelle impostazioni trovate una percentuale che indica quanto avete consumato delle funzioni AI nel mese — sì, c’è un tetto, e si azzera ogni mese — quindi se vi accorgete di essere a corto, tenete le richieste brevi per consumare meno. E prima di dire sì, un secondo di buon senso: per un’immaginetta decorativa da mettere in una presentazione potete accettare a cuor leggero; se invece nel testo della richiesta ci sono cose personali o riservate, meglio pensarci due volte.

La domanda più grande, in fondo

C’è poi un pensiero che va oltre la singola finestra. Il nostro telefono fa sempre più cose «al posto nostro»: completa le frasi, sistema le foto, inventa immagini che prima avremmo disegnato o cercato. Piano piano il confine tra ciò che è farina del nostro sacco e ciò che nasce su un server lontano si assottiglia, e spesso nemmeno ce ne accorgiamo più: è quella tranquilla assuefazione all’intelligenza artificiale di cui ci siamo già occupate. Non c’è nulla di male nell’usarla, anzi. Ma sapere quando la stiamo usando, e dare o negare il consenso con cognizione, è la piccola libertà che conviene tenersi stretta.

A chi interessa (e a chi no)

Se della sorte dei vostri dati non vi è mai importato molto, quell’avviso resterà un clic in più, niente di più. Ma se vi piace sapere dove vanno a finire le vostre cose — e a maggior ragione se usate il telefono anche per lavoro — quel messaggio è un alleato, non un ostacolo. Il consiglio è uno solo: non mettete il pilota automatico su «accetta sempre» senza averci pensato almeno una volta. Bastano tre secondi di attenzione perché il telefono continui a essere, fino in fondo, soltanto vostro.