Il navigatore non sa cos’è un sentiero, eppure lo seguiamo lo stesso: come evitare di sbagliare

In Galles un'auto percorre 800 metri su un sentiero pedonale: perché ci fidiamo del navigatore anche quando sbaglia e come evitare l'errore

Vi è mai capitato di arrivare sotto casa di un’amica, in un quartiere mai visto, e accorgervi che negli ultimi venti minuti non avete letto un solo cartello? Succede a quasi tutte, ed è il segno di quanto il navigatore sia diventato una presenza discreta e fidata. A volte, però, quella fiducia porta molto lontano dalla strada. Vale per il navigatore come per tutte le tecnologie a cui ci abituiamo così tanto da non notarle più.

L’ultimo caso arriva dal Galles, nella zona di Swansea. Un SUV comprato appena due settimane prima è stato trovato incastrato tra un paletto di cemento e una panchina sul sentiero costiero, un percorso riservato a chi va a piedi. Prima di fermarsi aveva percorso circa 800 metri, urtando anche un’altra panchina, a pochi passi da una scogliera molto alta. A bordo non c’era nessuno: il sedile reclinato fa pensare che il conducente sia uscito dal bagagliaio. Un consigliere comunale ha avanzato un’ipotesi che al momento non è stata confermata: sul navigatore sarebbe stato selezionato per errore un percorso pedonale. Come nelle trappole delle vacanze da riconoscere in tempo, anche qui il problema non è uno solo, ma la somma di piccoli segnali ignorati.

Perché il navigatore sbaglia strada anche con il GPS perfetto

La prima cosa da sapere è rassicurante: il GPS, cioè il sistema satellitare che calcola dove vi trovate, raramente sbaglia la posizione. A sbagliare è la mappa. Il navigatore sa che tra due punti esiste un collegamento, ma non sempre sa se è largo abbastanza, se diventa una scalinata o se è vietato alle auto.

Non è un’impressione. Un gruppo di ricercatori ha analizzato 158 incidenti gravi legati ai navigatori raccontati dalla stampa, in uno studio presentato nel 2017 alla conferenza internazionale CHI sull’interazione tra persone e computer. In oltre un quarto dei casi pesava la mancanza di informazioni sulle caratteristiche della strada.

Anche in Italia gli esempi non mancano. Nel 2017, a Carate Urio, sul lago di Como, un automobilista ha seguito le indicazioni fino a una viuzza che si stringeva e diventava a gradoni: i vigili del fuoco hanno lavorato cinque ore per liberare l’auto. A luglio di quest’anno, a Trieste, un turista con la roulotte è rimasto bloccato in un sottopasso troppo basso.

Il navigatore ci inganna perché smettiamo di guardare

Poi c’è la parte che riguarda noi. Quando una voce calma ci dice “tra 200 metri svoltate a destra”, il cervello le delega volentieri il lavoro. Più la usiamo, meno la mettiamo in discussione.

Secondo uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2020 dalle ricercatrici della McGill University Louisa Dahmani e Véronique Bohbot, i guidatori che avevano usato di più il GPS nel corso della vita mostravano una memoria spaziale peggiore quando dovevano orientarsi da soli. Lo studio ha coinvolto 50 persone e il campione è piccolo, ma il segnale è chiaro. Il senso dell’orientamento funziona come un muscolo, e se lo si lascia sempre a riposo si impigrisce.

A questo si aggiunge un meccanismo che conosciamo tutte: il “già che ci sono”. La strada si restringe, l’asfalto finisce, ma tornare indietro sembra ammettere un errore, quindi si prosegue sperando che dietro la curva tutto torni normale. È la dinamica che trasforma una svolta sbagliata in 800 metri tra le panchine.

Come usare il navigatore senza farsi ingannare: i trucchi pratici

La buona notizia è che bastano poche abitudini.

  • Controllate la modalità prima di partire. In quasi tutte le app l’icona in alto indica se il percorso è calcolato per auto, bici o a piedi. È un tocco di un secondo, ed è l’errore ipotizzato nel caso gallese.
  • Guardate il percorso intero prima di mettere in moto. Allargate la mappa e soffermatevi sugli ultimi chilometri, quelli nei centri storici o lungo la costa, dove si nascondono vicoli e stradine private.
  • Quando mappa e strada non coincidono, vince la strada. Un cartello di divieto, una sbarra, un fondo che diventa sterrato o a gradini valgono più di qualsiasi indicazione vocale. Il navigatore non vede quello che vedete voi.
  • Tornate indietro presto. Se la carreggiata si stringe, fermatevi subito: la retromarcia dopo 20 metri è una manovra, dopo 800 metri è una chiamata ai vigili del fuoco.
  • Con camper, roulotte o auto molto larghe, informatevi prima. Sottopassi bassi e strade strette di paese sono i punti critici. Una verifica prima di partire vi evita di scoprirlo quando ormai siete dentro.
  • Allenate l’orientamento. Prima di un tragitto nuovo, fissate tre punti di riferimento, come una chiesa, un distributore o una rotonda. Sui percorsi che conoscete provate ogni tanto a guidare senza app: è il modo più semplice per non perdere l’abitudine di guardarvi intorno.

A chi serve davvero il navigatore (e quando conviene farne a meno)

Il navigatore resta prezioso quando siete in una città che non conoscete, quando c’è traffico da evitare o quando dovete arrivare a un indirizzo preciso senza stress. Serve meno sui tragitti di tutti i giorni: lì vi toglie proprio l’allenamento che vi farà comodo il giorno in cui la mappa sbaglierà.

Il compromesso più sensato è usarlo come un passeggero esperto, non come chi guida al posto vostro. Ascoltatelo, ma tenete gli occhi sulla strada: se vi dice di svoltare dove vedete una panchina, la panchina ha ragione e voi decisamente torto.