Il Tamagotchi diventa un anello: la nostalgia che si porta al dito

Bandai festeggia i trent'anni del cucciolo digitale con il modello più piccolo di sempre: 28 millimetri, schermo a colori e trenta personaggi da accudire

Il primo giro di prenotazioni è durato così poco che è stato chiuso in anticipo e riaperto la mattina seguente. Non stiamo parlando di una sneaker in edizione limitata né di una borsa con la lista d’attesa: parliamo di un ovetto di plastica largo poco più di due centimetri, che si infila al dito come un anello e custodisce un cucciolo digitale da tenere in vita. Sì, proprio quello. Il Tamagotchi compie trent’anni e per festeggiare ha deciso di rimpicciolirsi fino a diventare un gioiello.

Bandai lo ha presentato il 27 agosto, e in poche ore ha rimesso in circolo un riflesso condizionato che credevamo archiviato per sempre: quel bip acuto che, alla fine degli anni Novanta, ci faceva scattare in piedi ovunque fossimo.

Ventotto millimetri, trent’anni di personaggi

Si chiama Tamagotchi ring ed è il modello più piccolo mai realizzato: 28 millimetri di altezza per 23 di larghezza, poco più della metà dell’ovetto originale del 1996, che ne misurava una cinquantina. Lo schermo è a colori, con una diagonale di 0,56 pollici — il più minuscolo della serie — e una definizione che, paradossalmente, restituisce i personaggi più nitidi di sempre. Ci sono voluti due anni di lavoro per arrivarci, e il punto di partenza è stato quasi banale: qualcuno, nel reparto tecnico, si è accorto di avere in casa un display abbastanza piccolo.

Il dettaglio che fa sorridere chi conosce l’oggetto è un altro. I tre tasti frontali ci sono ancora, ma sono puramente decorativi: a quelle dimensioni erano diventati impraticabili, così i comandi veri sono stati spostati ai lati della scocca. La forma a uovo, invece, non si è toccata. Dentro ci sono trenta personaggi che ripercorrono tre decenni di storia, dai musetti in bianco e nero della prima ora alle creature più recenti, con due esemplari segreti che si sbloccano a seconda di come vi comporterete. Tre le varianti di colore: nero e argento, blu e oro, rosa e bianco perla. Si ricarica appoggiandolo su una basetta, e non ha app, né Bluetooth, né salvataggi sul cloud.

Il bip che ci ha cresciute

Chi ha avuto un Tamagotchi tra il 1997 e il 2007 sa che non era un giocattolo: era un impegno. In Italia arrivò l’anno dopo il debutto giapponese e trasformò le estati in un turno di guardia. Si andava al mare con l’ovetto in tasca, lo si controllava sotto l’ombrellone, lo si affidava alla sorella maggiore prima di fare il bagno. Perché la regola era chiara e spietata: se lo trascuravi, moriva. Non si metteva in pausa, non aspettava, non capiva che eravate in vacanza.

Era la prima volta che un oggetto digitale ci chiedeva di essere responsabili di qualcosa. Diverse scuole, in Giappone come negli Stati Uniti, finirono per vietarlo, il che ovviamente non fece che moltiplicarne il fascino. È lì che nasce l’affetto che ancora oggi lo circonda: non nel design, ma nel fatto che tutte, a nove o dieci anni, abbiamo avuto un piccolo essere di pixel da non far morire.

tamagotchi 350x233

Foro ANSA

Perché funziona ancora (anzi, meglio di prima)

I numeri dicono che non è un capriccio isolato: dal debutto a oggi sono stati distribuiti oltre cento milioni di esemplari nel mondo, e le vendite dei gadget legati al marchio sono cresciute di circa sette volte dal 2019. Una parte del merito va alla generazione che c’era e adesso ha tra i venticinque e i quarant’anni, spesso figli, e ricompra volentieri; un’altra a chi non c’era e lo indossa come accessorio, appeso allo zaino o al telefono.

Ma c’è anche una ragione meno sentimentale. In un’epoca in cui ogni schermo è costruito per trattenerci il più a lungo possibile — e la questione di quanto il design possa diventare irresistibile è ormai un tema serio — un oggetto che chiede trenta secondi di attenzione e poi tace ha un suo strano potere consolatorio. Non c’è feed, non c’è confronto, non c’è nulla da scorrere. C’è solo una creaturina che ha fame.

Come si porta e come si fa ad averlo

Il prezzo giapponese è di 7.700 yen tasse incluse, circa cinquanta euro. Le prenotazioni restano aperte fino al 6 ottobre 2026 sul canale ufficiale, con consegne previste per febbraio 2027. Per ora la distribuzione è limitata al Giappone e non è stata annunciata un’uscita internazionale: chi vuole anticipare i tempi deve passare da rivenditori terzi, dove il ricarico è consistente e le disponibilità evaporano in fretta.

Sul come indossarlo, un consiglio: trattatelo come un anello statement e non come un gadget. Su una mano nuda, senza altri anelli a contendersi la scena, il contrasto tra il pixel e il metallo funziona benissimo — la stessa logica che ha portato la cultura pop giapponese dentro il guardaroba, come nel caso della collezione dedicata a Doraemon. E se state pensando di prenotarlo come regalo, tenete presente la data di consegna: arriverà a febbraio, quindi mettetelo in conto per un compleanno di primavera, non per Natale.