Il primo respiro fuori dall’aeroporto, quando l’aria è così fredda e pulita da far bruciare un po’ la gola: chi è stato al Nord in autunno sa esattamente di cosa si parla. È una sensazione che dura due secondi e resta in memoria per anni.
Il 7 settembre cade la Giornata Internazionale dell’Aria Pulita per i Cieli Blu, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2019 e celebrata per la prima volta l’anno seguente. È una ricorrenza poco conosciuta, che però quest’anno arriva accompagnata da una fotografia molto precisa di dove, sul pianeta, si respira davvero bene. E la sorpresa è che tre di quei posti sono a poche ore di volo da casa.
Cosa dice la classifica, in due numeri
L’ultimo rapporto globale sulla qualità dell’aria ha analizzato i dati di 9.446 città in 143 fra Paesi e territori. Solo il 14 per cento delle città rispetta il valore guida annuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il particolato fine — il PM2,5, cioè le polveri più sottili e più capaci di penetrare in profondità nei polmoni — fissato a 5 microgrammi per metro cubo. L’anno prima era il 17 per cento: si va indietro, non avanti.
I territori promossi in tutto il mondo sono tredici: Polinesia Francese, Porto Rico, Isole Vergini Americane, Barbados, Nuova Caledonia, Islanda, Bermuda, Réunion, Andorra, Australia, Grenada, Panama ed Estonia. Il record assoluto appartiene a Nieuwoudtville, minuscolo centro del Namaqualand sudafricano, con una media annua di un solo microgrammo per metro cubo. In Europa, i Paesi che ce l’hanno fatta sono tre: Islanda, Estonia e Andorra. Vediamo come ci si arriva davvero.
Reykjavík, la più scenografica
Si atterra a Keflavík, che dista una cinquantina di chilometri dalla capitale: il trasferimento in navetta richiede fra i quaranta e i cinquanta minuti e le corse sono agganciate agli orari dei voli. C’è anche la linea 55 del trasporto pubblico, meno frequente, e il noleggio auto, che resta la scelta più sensata se l’idea è spingersi fuori città.
Dall’Italia i collegamenti diretti più stabili partono da Milano Malpensa e Roma Fiumicino, con rotte stagionali che compaiono e scompaiono anche da altri scali: conviene guardare il calendario delle partenze nel periodo preciso in cui volete viaggiare, invece di affezionarvi a una compagnia. Quando andare: luglio e agosto sono alta stagione piena, con prezzi alti e giornate lunghissime. Settembre e ottobre sono il compromesso migliore, perché il buio torna abbastanza da rendere possibile l’aurora ma il freddo è ancora gestibile. Da novembre in poi le ore di luce si riducono drasticamente, e va messo in conto.
Tallinn, la più semplice da organizzare
È la scelta più facile delle tre, e di gran lunga la più economica. L’aeroporto Lennart Meri si trova a quattro chilometri dal centro: in un quarto d’ora, fra taxi, autobus o tram, siete nella città vecchia. Dall’Italia ci sono voli diretti stagionali da Milano Malpensa e da Bergamo Orio al Serio, con un volo che dura poco meno di tre ore; in alternativa si passa da uno scalo del Nord Europa.
Quando andare: maggio e settembre sono i due mesi in cui il conto torna meglio, con temperature ragionevoli, meno folla nel centro medievale e tariffe che scendono rispetto all’estate. Da aprile a maggio e da settembre a ottobre la città è relativamente tranquilla e i prezzi calano di conseguenza. Sull’alloggio si parte da una quarantina di euro a camera, e rispetto ai mesi estivi il risparmio complessivo fra volo e hotel può superare il centinaio di euro. Da novembre a marzo fa molto freddo e nevica, il che ha il suo fascino nel periodo dei mercatini ma cambia completamente il tipo di viaggio. Se cercate esattamente questo tipo di rapporto qualità-prezzo, le mete europee sotto i cinquecento euro vanno nella stessa direzione.
Andorra la Vella, senza aeroporto e va benissimo così
Il principato non ha né aeroporto né stazione ferroviaria, e questa è metà della spiegazione della sua aria. Ci si arriva via terra: da Barcellona ci sono autobus diretti che impiegano circa tre ore, con sei-otto partenze al giorno e biglietti che partono da poco meno di trenta euro. In auto sono circa 195 chilometri passando per il Tunnel del Cadí, due ore e mezza. Da Tolosa la distanza è più o meno la stessa.
Quando andare: l’alta stagione sono l’estate e i mesi da dicembre a marzo, quando arrivano gli sciatori e ai valichi si formano code importanti nei fine settimana. Settembre è probabilmente il mese migliore in assoluto, con i sentieri dei Pirenei ancora praticabili, la città quasi vuota e la festa della patrona che anima il calendario locale. In inverno il valico nord del Pas de la Casa, a 2.408 metri, chiude con una certa frequenza per maltempo: servono catene o gomme invernali omologate, e il percorso spagnolo attraverso il tunnel è l’alternativa più riparata.
E i posti in cima alla classifica?
Polinesia Francese, Caraibi, Réunion, Australia: sono in vetta anche perché sono lontani da tutto, e per raggiungerli servono voli intercontinentali che restano di gran lunga la parte più inquinante di qualunque viaggio. Il che non li rende off limits, ma cambia il modo di pensarli: valgono la pena come viaggio lungo, di due o tre settimane, non come fuga di cinque giorni. Per il resto vale lo stesso principio dei viaggi pensati per rallentare: pochi spostamenti, tanto tempo fermi.

Foto EPA
Un ultimo consiglio operativo, di quelli che fanno risparmiare davvero: per Reykjavík e Tallinn puntate sulle partenze infrasettimanali e prenotate con due o tre mesi di anticipo, perché su queste rotte stagionali le tariffe si irrigidiscono rapidamente sotto data. E per Andorra, prendete l’autobus più mattutino da Barcellona: arrivate prima di mezzogiorno, avete il pomeriggio intero per la prima camminata in quota e vi risparmiate una notte d’albergo.





