Modalità aereo dimenticata: cosa succede davvero in volo

L'aereo non precipita, ma il telefono continua a cercare una rete che non c'è: ecco perché la regola resta, cosa dice la legge italiana e quando potete ignorarla

Succede sempre allo stesso modo: l’annuncio dell’equipaggio arriva mentre state ancora sistemando la borsa sotto il sedile, voi fate scorrere il dito sullo schermo convinte di aver attivato tutto, e poi a metà crociera scoprite l’iconcina spenta. Quel piccolo momento di panico silenzioso — guardarsi attorno, decidere se sistemare la cosa con discrezione — lo conoscono tutti quelli che volano. La domanda resta sempre la stessa: sarà davvero successo qualcosa?

No, l’aereo non cade. Ma qualcosa succede

La risposta breve è rassicurante: un singolo telefono acceso non manda in tilt un velivolo di linea. Un pilota e istruttore di volo con settemila ore di esperienza intervistato sul tema è stato addirittura tranchant, sostenendo che non accade assolutamente nulla, e diversi tecnici del settore la pensano allo stesso modo. Gli aerei di oggi sono progettati e certificati per convivere con l’elettronica che i passeggeri si portano a bordo.

La risposta lunga è più interessante. Le autorità dell’aviazione europea e statunitense classificano i casi documentati di interferenza come rari, ma non inesistenti. Nel 2003 i ricercatori della NASA analizzarono un episodio in cui uno smartphone, in fase di accensione, generava emissioni involontarie nella banda usata dal GPS, potenzialmente in grado di disturbare i ricevitori di bordo. Nulla di catastrofico, ma abbastanza per convincere il settore che conviene chiudere il rischio a monte invece di aspettare il prossimo caso strano. E poi c’è l’aspetto meno tecnico e più concreto: i piloti raccontano di un fruscio nelle cuffie, quel ronzio ritmico che riconoscete anche a terra quando il telefono è appoggiato vicino a una cassa. Durante decollo e atterraggio, le fasi in cui le comunicazioni con la torre contano davvero, è esattamente il tipo di rumore che nessuno vuole in cabina.

Il vostro telefono, lassù, sta urlando

C’è un dettaglio che spiega la regola meglio di qualsiasi manuale. A undicimila metri e a ottocento chilometri orari, il vostro telefono non trova nessuna cella a cui agganciarsi in modo stabile: continua a cercarne una, e per farlo alza progressivamente la potenza di trasmissione. È un telefono che urla in una stanza vuota, per tutta la durata del volo. Il risultato lo conoscete: batteria che crolla, dispositivo che scotta, e quelle frequenze parassite che il settore preferisce non avere in circolo. Se atterrate con il venti per cento di carica invece che con il sessanta, sapete a chi dare la colpa.

Cosa rischiate davvero (e qui la sorpresa c’è)

Nessuno vi multa perché avete dimenticato di premere un pulsante: non esistono sanzioni automatiche, e nella pratica quello che accade è che un membro dell’equipaggio vi chiede gentilmente di sistemare. Il punto cambia se vi rifiutate. Il codice della navigazione italiano, all’articolo 1095, prevede che il passeggero che non esegue un ordine relativo alla sicurezza dell’aeromobile sia punito con la reclusione fino a tre mesi o con una multa. Non è una norma pensata per gli smemorati, ma per chi decide di fare polemica a diecimila metri — e vale la pena saperlo prima di trasformare una distrazione in una discussione. Il resto è buon senso: nessuno ha voglia di essere quella passeggera lì. Se volete altre buone abitudini da mettere in valigia insieme al caricabatterie, ne abbiamo raccolte parecchie nei nostri consigli per i lunghi viaggi aerei.

E il 5G a bordo? Da tre anni è legale

Qui la faccenda si è ufficialmente sbloccata. A fine 2022 la Commissione europea ha aggiornato la propria decisione sulle frequenze per le comunicazioni mobili a bordo, chiedendo agli Stati membri di rendere disponibili le bande 5G per gli aerei entro il 30 giugno 2023. La tecnologia si chiama pico-cella: una piccola antenna installata in cabina che raccoglie chiamate, messaggi e dati e li instrada via satellite verso la rete di terra, restando isolata dai sistemi critici del velivolo.

Il condizionale però è d’obbligo, perché la norma autorizza, non obbliga. Sta a ogni compagnia decidere se attrezzare la flotta e a quali condizioni, e ad oggi la maggior parte dei voli continua a chiedervi la modalità aereo classica. Il modo più semplice per non sbagliare: attivatela comunque, poi riaccendete manualmente il Wi-Fi se il volo lo prevede. Su quasi tutti i dispositivi la modalità aereo non spegne per sempre Wi-Fi e Bluetooth, li sospende soltanto, e potete riattivarli separatamente quando l’equipaggio dà il via libera.

Un ultimo consiglio, quello che vi risparmia la seccatura vera: attivate la modalità aereo mentre siete ancora al gate, non quando l’annuncio è già partito, e all’atterraggio fuori dall’Unione europea lasciatela accesa finché non avete controllato le impostazioni sul roaming dati. È lì, nei primi trenta secondi sulla pista di un aeroporto extraeuropeo, che il telefono si riaggancia da solo e comincia a costarvi caro — molto più di quanto sia mai costato tenerlo acceso in volo. E se il vostro rientro si complica per altre ragioni, sappiate che anche sui bagagli smarriti c’è più di una buona notizia.